L'INTERVISTA Emilio Di Marzio (Pd)
“Ci rimetto il seggio, ma lo voto”
Se viene eletto De Magistris lei è fuori, eppure invita a votarlo. Insomma, come il tacchino che organizza il pranzo di Natale?
La battuta è bella ma i tacchini non c’entrano, c’entra la politica, quella vera, che è ragione e passione. L’alternativa è consegnare la città ai sistemi d’affari, io non ci sto e conta poco il mio destino personale. Per questo mi batterò con tutte le mie forze perché Luigi vinca.
Sembra che altri candidati del Pd nelle sue stesse condizioni la pensino in modo diverso…
Problemi loro, io ho un rapporto diverso con la politica. Sono da anni consigliere comunale, non ho il sostegno di europarlamentari o altri potenti del partito, ho trascurato finanche la mia professione. Vivo ancora a casa dei miei. Guardi che anche nel Sud la politica può essere impegno e non affare e io quello che so, la mia etica, il mio modo di fare, l’ho imparato da mio padre che si è fatto 40 anni di fabbrica. Ma mi faccia dire una cosa.
Prego…
A Napoli non è più tempo di mezze misure, di giochi, la parola radicalismo non mi spaventa, ma stiamo attenti all’antipolitica. Dentro lo schifo di questi anni c’è anche la buona politica, che è fatta di uomini che si impegnano e portano avanti idee anche quando ricoprono ruoli istituzionali. Io non mi sono arricchito come consigliere comunale, eppure parlo correttamente italiano, non sbaglio neppure i congiuntivi e ho letto pure qualche libro.
Il suo partito, il Pd, ha clamorosamente perso queste elezioni.
Le sconfitte in politica sono sempre meritate e possono essere salutari per ricostruire classi dirigenti.
De Magistris ce la farà?
Certo, è già sindaco. È percepito come tale dalla gente comune, dagli elettori, viene vissuto come la speranza del riscatto. Ce la farà, ne sono certo.
E lei non entrerà in Consiglio comunale.
Ma Napoli avrà un buon sindaco e una nuova classe dirigente. Noi avremo arginato la camorra, potremo cominciare ad affrontare i drammi della città: i rifiuti, il lavoro, la sicurezza. Potremo far riacquistare fiducia e speranza ai napoletani. E le pare poco?
Certo, è già sindaco. È percepito come tale dalla gente comune, dagli elettori, viene vissuto come la speranza del riscatto. Ce la farà, ne sono certo.
E lei non entrerà in Consiglio comunale.
Ma Napoli avrà un buon sindaco e una nuova classe dirigente. Noi avremo arginato la camorra, potremo cominciare ad affrontare i drammi della città: i rifiuti, il lavoro, la sicurezza. Potremo far riacquistare fiducia e speranza ai napoletani. E le pare poco?
di Enrico Fierro
da il Fatto Quotidiano del 22 maggio 2011


