EMERGENZA
Qui Waf, Port-au-Prince, Haiti
la nuova sfida di Suor Marcella
In questo quartiere che somiglia a un girone infernale, cui si aggiunge ora l'emergenza colera, la religiosa italiana ha costruito il villaggio italiano: case in muratura, con un ambulatorio, una mensa per bambini, acqua potabile e perfino un campetto di calcio. La sua storia
di ALBERTO FLORES D'ARCAIS
PORT AU PRINCE - Wharf Jeremie è una terra di nessuno, zona di povertà estrema e disperazione, lembo finale di quella immensa bidonville chiamata, per ironia, ipocrisia o forse solo per caso, Cité Soleil. Qui, in mezzo alle baracche fatiscenti e alle tende di fortuna, ai vicoli sterrati stagnanti e ai fuochi improvvisati, lungo il vecchio porto con le carcasse di navi arrugginite, vige la legge del piú forte tra i disperati. I locali lo chiamano Waf, in creolo, unica lingua parlata nell'analfabetismo imperante, e al Waf nessuno ci mette piede, neanche la polizia che pure ha decine di uomini nel vicino commissariato-fortezza di Cité Soleil.
Una specie di miracolo. In questo girone infernale, a poche centinaia di metri dalle "prigioni" dove le bande portano i ricchi ostaggi dei sequestri-riscatti lampo, dove comandano gang e boss locali, una coraggiosa e straordinaria suora italiana della Fraternità Missionaria Francescana ha compiuto il proprio personale miracolo: costruire il Vilaj Italyen, un'oasi di case in muratura, con un ambulatorio, una mensa per bambini, acqua potabile e perfino un campetto di calcio. Il tutto solo con le sue forze e quelle della popolazione locale, che ha visto in lei, dopo una iniziale diffidenza, la via per un paradiso terreno, lastricata di tutto ció che per l'essere umano dovrebbe essere la normalità.
Da 20 anni tra uragani ed epidemie. Marcella Catozza ha 44 anni, è di Busto Arsizio, da vent'anni gira il mondo dei dannati della terra (dieci anni in Abania, cinque in Amazzonia, cinque ad Haiti) per una missione che solo chi ha motivazioni o una vocazione fuori dalla norma è in grado di compiere. Lei si schermisce, "non c'è nulla di eccezionale, mi ci sento portata, ognuno nella vita fa quello che sente di poter fare, per me non è certo un peso". Forse per lei non sarà nulla di eccezionale, ma nell'Haiti del dopo-terremoto, degli uragani e delle epidemie è molto, molto di più, una caso forse unico nel suo genere.
La fiducia dei boss. La sua personale sfida alla povertà è iniziata cinque anni fa, in un'altra zona di Cité Soleil, quando appena arrivata dall'Amazzonia si è trovata in mezzo alla grande alluvione. "Ci hanno chiamato, ero con un'altra suora, perché erano scomparsi dei bambini, mi sono ritrovata a scavare con le mani nel fango per trovare i corpi dei piccoli, senza successo. La gente si è fatta intorno, qualcuno ha preso coraggio, ci hanno lavato". Conquistare la fiducia dei locali, quella dei 'boss', non è stato facile ma alla fine Suor Marcella l'ha avuta vinta. E' riuscita ad affittare un vecchio deposito di carbone ormai vuoto, ha messo su una piccolo ospedale pediatrico grazie al suo diploma di infermiera e ai cinque anni universitari a medicina.
Ha creato un suo team. "Alex, un ragazzo analfabeta è stato il primo. Mi ha visto che pitturavo un muro, mi ha tolto il pennello di mano, mi ha detto se lo fa lei posso fare anche io qualcosa per il mio paese". Poi è arrivato James e dopo di lui altri, tutti ragazzi e ragazze locali. Poco a poco sono iniziati ad arrivare gli aiuti, grazie ad amici dall'Italia e il progetto-miracolo di Suor Marcella ha preso il via, con le temute gang locali a garantire la sicurezza.
L'azzeramento di quel 12 gennaio. Il terribile terremoto ha azzerato tutto e per un attimo anche questa donna coraggiosa ha pensato di abbandonare. Non l'ha fatto, si è rimboccata ancora una volta le maniche e si è rimessa al lavoro. Grazie all'aiuto di onlus come 'L'Albero della Vità (che ha un progetto sul diritto alla salute di bimbi e adolescenti) ad organizzazioni come Avsi, Coopi o i brasiliani di Viva Rio, grazie ai soldi in arrivo dall'Italia e l'aiuto in loco di pompieri e protezione civile italiani il Vilaj Italyen ha iniziato a prendere corpo.
"Qui s'è imparato a fare tutto". Quando chi era venuto ad aiutare dopo il terremoto è ripartito tutto è ricaduto di nuovo sulle spalle di Suor Marcella e dei suoi ragazzi. "Ma ormai avevamo imparato, sapevamo tirare su un muro, costruire locali, nel giro di qualche mese erano pronte 123 case, la mensa dove diamo da mangiare a 400 bambini ogni giorno, chiunque si presenti ha assicurato il pasto".
Impreparati al colera. L'ambulatorio con 37 posti letto - costruito da Terre Des Hommes con i fondi raccoltyi da Agire - doveva essere inaugurato il 7 novembre. Ma quella mattina all'alba, davanti all'ingresso, Suor Marcella ha trovato i primi malati di colera, nel giro di poche ore ci sono stati i primi morti. Niente inaugurazione e grande, imprevista, emergenza. "Non eravamo attrezzati per affrontare il colera, ci hanno dato una mano medici e infermieri di Msf, è stata dura ma ce l'abbiamo fatta. Il peggio, almeno qui, sembra passato, anche se mi dicono che ci sono alti e bassi".
L'epidemia dilaga. All'interno in effetti alcune brandine sono vuote. Sembra una contraddizione con l'epidemia che sta dilagando in tutta Port au Prince, ma la spiegazione è nella peculiarità del Villaggio Italiano, con i suoi 30mila litri al giorno di acqua potabile (arriva con le cisterne) e soprattutto grazie all'ambiente esterno che protegge Suor Marcella e non lascia avvicinare gli estranei. Chi non vive al Waf continua a non metterci piede, anche i volontari delle Ong preferiscono tenersi alla larga. "Se dite che siete venuti qui di sera nessuno vi crederà".
Il sorriso dei bambini. Quando fa buio facciamo un giro tra le case, molte hanno la luce elettrica 'rubata', qualcuna ha un piccolo giardinetto. Le prossime tappe saranno una panetteria e una falegnameria. Suor Marcella è circondata, gli adulti la salutano con affetto, i bimbi vengono presi in braccio, sono tutti sorridenti. Sembra impossibile, eppure siamo proprio a Port au Prince.
da la Repubblica.it del 26 novembre 2010 © RIPRODUZIONE RISERVATA


