I ragazzi di Barbiana: “Il Colle vigili sul Parlamento”

LETTERA NELLO SPIRITO DI DON MILANI

don_milaniLassù non è cambiato nulla. Il vento, i cipressi, la montagna da cui Don Lorenzo Milani disse a un’Italia ormai moderna, ma ancora impreparata alle sfide del presente, che occorreva partire dai fondamentali della Costituzione per crescere davvero tutti insieme: “Vi prometto davanti a Dio che questa scuola la faccio unicamente per darvi un’istruzione, e che vi dirò sempre la verità su qualunque cosa: sia che serva alla mia ditta, sia che la disonori. Perché la verità non ha parte, non esiste il monopolio come le sigarette”.

IRONICO, e già attento al potere dei media in quei timidi anni Cinquanta: “Voi non sapete leggere la prima pagina del giornale, quella che conta, e vi buttate come disperati sulle pagine dello sport. É il padrone che vi vuole così, perché chi sa leggere e scrivere la prima pagina del giornale è oggi – e sarà domani – dominatore del mondo”.
Per questo Don Lorenzo, famiglia borghese e destino da prete contro, trasformò l’eremo di Barbiana in un luogo rivoluzionario, una scuola-pensatoio per ragazzi, operai e contadini nel cuore selvaggio dell’entroterra fiorentino alle prese con la prima industrializzazione. Una lettera è partita in questi giorni da quel passato: dodici ex alunni, orgogliosamente ‘Ragazzi di Barbiana’, hanno rivolto un accorato invito al Presidente della Repubblica perché vigili con straordinaria cura sul Parlamento e si rifiuti di firmare leggi contrarie allo spirito costituzionale. “In una democrazia sana l’interesse di una sola persona, per quanto investita di responsabilità pubblica, non potrebbe mai prevalere sull’interesse collettivo, e tutte le sue velleità si infrangerebbero contro il muro di rettitudine contrapposto dalle istituzioni dello Stato che non cederebbero al compromesso – si legge nella lettera –. Ma l’Italia non è più un paese integro: il Presidente del Consiglio controlla la stragrande maggioranza dei mezzi radiofonici e televisivi, sia pubblici che privati, e li usa come portavoce personale contro la magistratura. Soprattutto, con varie riforme, ha trasformato il Parlamento in un fortino occupato da cortigiani pronti a fare di tutto per salvaguardare la sua impunità”.
La denuncia, forte, viene dalla lezione offerta da Don Milani con il suo personale esempio di vita. Spiegano ancora i Ragazzi: “Il degrado morale e politico che sta investendo l’Italia ci riporta indietro nel tempo, al giorno in cui un amico, salito a Barbiana, ci portò il comunicato dei cappellani militari che denigrava gli obiettori di coscienza. Trovandolo falso e offensivo, don Milani, priore e maestro, decise di rispondere con una lettera aperta per insegnarci come si reagisce di fronte al sopruso. Più tardi, nella Lettera ai giudici, giunse a dire che il diritto-dovere alla partecipazione deve sapersi spingere fino alla disobbedienza: “In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando avallano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate”’. Per aver scritto quella lettera a favore dell’obiezione di coscienza, Don Milani fu condannato per apologia di reato. La sentenza arrivò dopo la sua morte, avvenuta il 26 giugno 1967. Aveva 44 anni.

di Chiara Paolin

 

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 CINQUANT'ANNI DOPO

“NOI NON ABBIAMO MAI MOLLATO”

I maestri delle scuole in città li definivano "senza basi e assolutamente impreparati". Ce l'hanno fatta

Aldo Bozzolini ha in mano le foto di quel tempo in bianco e nero. Ne sceglie una dove siede al tavolo di studio coi suoi amici di allora, davanti al priore. “Eccoci qua, sempre gli stessi – sorride Bozzolini . Un’esperienza straordinaria imparare a vedere il mondo con gli occhi di Don Milani. Ma c’era un problemino: lui stava sessant’anni avanti a tutti. E quando sei troppo in là, troppo avanti, sei anche molto solo”.
Don Lorenzo non è solo. I suoi ragazzi gli sono ancora intorno. I primi sei che gli fecero da studenti a Barbiana hanno firmato la lettera per Napolitano e ricordano ogni dettaglio di quel passato: fuori a giocare con la neve o il sole, dentro a leggere e studiare come si diventa cittadini sovrani. “Eravamo proprio noi i primi, mamma mia quanto tempo è passato” ricorda Silvano Salimbeni, che nella vita ha fatto il funzionario in diversi uffici pubblici portando con sé l’insegnamento più importante: fare sempre il proprio dovere. “Sembra ieri che si stava seduti lì intorno a Don Lorenzo – continua con l’emozione nella voce roca –. Che risate, che bei giorni”.


"MICA COME adesso, con tutte le sconcerie che ci tocca vedere continuamente. Ma non è più possibile stare zitti, bisogna reagire” attacca Francesco Gesualdi, quello che nella foto d’epoca ha una camicia a quadretti e lo sguardo attento. Tanti anni passati in corsia a fare l’infermiere, e la passione per il sociale realizzata nel Centro Nuovo Modello di Sviluppo. Sul sito web c’è la petizione online da inviare direttamente al Capo dello Stato: “Con l’associazione lavoriamo su tanti fronti: scuola, ambiente, diritti – racconta Francescuccio, come lo chiamano ancora gli altri –. Sono queste le cose importanti oggi. La società scivola nel menefreghismo, l’istruzione pubblica è abbandonata ai suoi guai, la Chiesa ufficiale balbetta. Chi comanda usa sempre la stessa tecnica, sfiancare la resistenza civile. Ma noi non si molla”.
Anche perché i Ragazzi di Barbiana abitano quasi tutti lì, a Vicchio del Mugello. Non hanno fatto grandi carriere, qualcuno è insegnante, altri gestiscono piccole attività. L’idea di Don Milani era essere grandi nel proprio piccolo: “Veramente rivoluzionario quell’uomo – insiste Bozzolini, che di mestiere fa ‘l’esperto di caffè’ –. Se ne inventava una ogni giorno. Per esempio una volta arrivai lì e s’era appena finita la famosa Lettera a una professoressa. E allora a me, che non restava niente da fare, si trovò subito un lavoretto: i disegni a china per il libro”.
Quel testo era – secondo la definizione di Don Milani – una vendetta. I ragazzi da lui preparati venivano ripetutamente bocciati agli esami da privatisti in città. In particolare una docente li definì in modo sprezzante “senza basi e assolutamente impreparati”: il libro, scritto dagli studenti e rivisto dal priore, doveva essere un invito a guardare con più sincerità dentro gli individui, al di là degli schemi.
Ne uscì una proposta di cambiamento reale per la scuola e l’intero sistema democratico. L’ultima fatica di Don Milani: il volume fu stampato nel maggio del 1967, mentre l’Italia stava per vivere grandi cambiamenti. Quelle idee però non son passate di moda e torneranno a salire le amate colline il prossimo 22 maggio per la decima edizione della Marcia di Barbiana. Dice il manifesto: “Marceremo con e per i nostri figli. Per il loro futuro, mai come ora così incerto, perché si realizzino le loro legittime aspirazioni e i loro diritti di persone e di cittadini alla cultura, alla libertà, alle opportunità”. Don Lorenzo non mancherà.

da il Fatto Quotidiano del 15 aprile 2011

 

 

 
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