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Oratorio EVVIVA MARIA 

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Associazione - onlus mamma

 

 Progetto pilota

 

 

          A.   PREMESSA INTRODUTTIVA

 

Questo nostro mondo è malato… Molto malato…

Ma crediamo fermamente che possa guarire!

Crediamo che il mondo possa guarire,

se accetto anzitutto di guarire io, dal mio “non amore”!

Questo nostro mondo può guarire se accettiamo di vivere davvero il Vangelo,

di vivere l’Amore come Gesù, senza inventarcene un altro!

Quando il Vangelo irrompe nella nostra vita, e soprattutto nella vita dei giovani, produce effetti meravigliosi di vita vera! Effetti a catena!

Siamo tutti fatti ad immagine e somiglianza di Dio.

E Dio è Amore!

Dobbiamo Restituire lo splendore di quest’immagine sul volto e sul cuore

e nella mente e nelle azioni di tutti i ragazzi!

Dobbiamo scegliere di vivere il Vangelo di Gesù di Nazareth,

non un altro pseudo vangelo!

Dobbiamo ritornare a leggerlo, meditarlo, farlo entrare in noi! Viverlo!

Questo mondo malato si può cambiare,

può guarire!

Questa è la scommessa certa dell’Oratorio Evviva Maria!

 

          Questo nostro mondo è malato!

          Un malato che produce malattie e malati. Malattie spirituali, morali, psicologiche, affettive, relazionali, fisiche. Malattie che nascono da una assenza di Amore come Gesù ci chiede di vivere (dare la vita, amandoci gli uni gli altri come Lui ha fatto, usandoci Misericordia come Lui la usa per noi, cercando anzitutto il Regno di Dio, sapendo e sperimentando che tutto il resto, necessario, ci sarà dato, e in abbondanza!) e da una sete malata di avidità, nascosta e alimentata da una verità nascosta e da menzogne sociali e personali che generano ingannati e ingannatori a loro volta!

          I Ragazzi sono stati traditi da una società di adulti ciechi malati! Sì ciechi, perché molti purtroppo neanche capiscono di quale schiavitù e cecità si parla…Mancando l’apertura ad orizzonti veri che già esistono e si possono vedere e toccare!

          Vite appiattite, invece, sull’orizzonte basso e nevrotico del quotidiano che si arrabatta a “sbarcare il lunario”…

          I figli che vediamo sono il nostro prodotto!

          Ogni genitore può specchiarsi guardando suo figlio e dire a sé stesso: questo l’ho fatto io!

          Un io singolo… Un io collettivo…

          Non solo sociologia: sarebbe solamente una scienza umana… non solo psicologia o filosofia o qualunque scienza ermeneutica dell’agire umano può bastare a riconsegnare ai primi destinatari della vita, i ragazzi, quello che gli è stato rubato e costantemente gli viene rubato.

          Gli viene rubata l’anima, cioè, vengono anestetizzati da una educazione anestetizzante, confusa e malata. Vengono imbottiti di princìpi contrastanti ai quali è stato tolto il loro valore morale fondamentale: la vita come atto e progetto di Amore verso il Paradiso, la Pienezza, la Santità!

          Santità è la piena realizzazione che ogni essere umano è chiamato a raggiungere, ciascuno secondo quanto gli è possibile fare nel suo “credo”. Una realizzazione che si realizza pienamente e solamente nell’Amore!

          Non l’amore secondo noi, quello che stoltamente e confusamente viene insegnato. No! Ma un Amore secondo Gesù di Nazareth e il Suo – nostro Vangelo!

          La prima santità, il primo vero Amore, quello forte che dà la vita e non la prende, che stimola e innalza e non impigrisce, vizia e coccola le malattie, quel primo Amore, quella faccia allegra e cuore in mano che fa il cristiano, quella generosità, quella fedeltà, quella responsabilità, quella dedizione, quella profonda, infinita e manifesta gratitudine, quello spendersi per un progetto di Amore, quel sentirsi di passaggio in questa vita, un passaggio che qui è per imparare ad amare e realizzare così sé stessi, fatti per amare, un passaggio che apre all’eternità, al Paradiso, quel Paradiso che già portiamo in corpo, quella vita da risorti che già inizia qui, tutto questo e ancor di più devono poterlo leggere chiaramente e senza ombra di dubbio dagli adulti!

          Gli adulti, cioè io e te, cioè noi, siamo la prima Bibbia ambulante, la prima vera incarnazione della Parola di Dio che salva, che guarisce, che libera ed innalza, che promuove, rispetta, incoraggia e si fa compagna di strada!

          L’Amore lo si impara vedendolo, respirandolo, sperimentandolo…

          Chi ha in mano i mezzi di comunicazione, a qualunque livello, ha una infinita responsabilità in mano.

          E che lo voglia o no, gli sarà chiesto conto…

          C’è chi decide che solo 12 o poco più notizie, le peggiori e ripetute nel tempo, in modo da creare mentalità, vengano proclamate!

          Col fintume di condannare il male ne viene fatta una pubblicità spaventosa e ignobile… e viene insegnato il gravissimo tumore della critica, del giudizio, del pettegolezzo!

          Per un genitore caduto nelle brame della malattia, mille sani e santi vengono taciuti…

          Per un prete caduto nelle brame della malattia, mille e più ne vengono taciuti tra coloro che danno la vita!

          Ai nostri ragazzi vengono regalate immagini violente, pensieri violenti, giudizi violenti! Non ci bastano gli effetti che abbiamo già sotto i nostri occhi? Non ci basta averli resi tristi? Senza amore di vangelo? Riempiti di divisione? Di omicidi? Di bramosie?...

          Gli viene insegnato da conduttori televisivi, con nome e cognome, e con loro da programmatori di trasmissioni televisive, radiofoniche… e gliene sarà chiesto conto…, gli viene insegnato il battibecco, il pettegolezzo, la critica! Vengono diffuse notizie brutte e poi gli viene regalata la stupidità della critica… dimenticando che Gesù ha detto: “perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati” (Vangelo di Matteo).

          Gli viene insegnato il veleno della critica: un malato che critica un altro malato!

          Non viene insegnato a condannare il male e salvare la persona, a dargli una vera possibilità di recupero, no… Viene insegnato l’odio, il mostro, la critica, la strafottenza, il diritto all’io voglio, voglio, voglio…

          Una società malata, perché lontana dal Vangelo, che ha creato un mondo di affamati che vengono rimpinzati di merendine! Le nuove tecnologie, che sono i nuovi dei, cercano di sfamare senza assolutamente riuscirci, la vera fame di Vita e Amore che c’è in ogni uomo. Ad iniziare dai più giovani, portatori sani di vita.

          Ma se questa vita viene inquinata!...

          La passerella penosa dei politici, chiunque, rende ciechi e sordi, perché è una politica malata, senza Vangelo! Anche loro ne renderanno conto…

          Qualcuno ne prenderà degli stralci, ma il Vangelo o lo si prende tutto o lo si tradisce!

          Chi tradisce il Vangelo, tradisce sé stesso… e gli altri!

          Il mondo può cambiare, se cambio io!

          Il mondo si può salvare se decido di lasciarmi salvare da Colui che tutto mi ha dato perché io lo metta in una grande sinfonia d’amore!

          Il mondo può davvero diventare un bellissimo passaggio, se decido di lasciarmi fare bello dalla Misericordia di Dio!

          Il mondo può diventare Pace, se io accetto di far abitare in me la Pace!

          Il mondo può essere Amore se io decido di far circolare l’Amore!

          Qual è dunque il Progetto dell’Oratorio Evviva Maria?

          Restituire l’Amore, mettendolo in circolo.

          Puntare direttamente alla Santità, non per i nostri meriti, ma per i meriti di Gesù che tutto può!

          Educare i ragazzi al valore vero della vita: l’Amore secondo il Vangelo, alla fedeltà, all’impegno, alla coerenza, alla purezza, al dominio di sé, all’orientamento sano delle loro energie verso un Amore che si fa carico e dono!

          Educare i ragazzi alla gratitudine, al vado io, al tocca a me…

          Educare i ragazzi alla riconoscenza, alla sobrietà, al lavoro, allo studio, al rispetto.

          Educare i ragazzi ad essere veri, gioiosi e forti.

          Educare i ragazzi ad essere amplificatori dell’Amore, restitutori di vita!

          Educare i ragazzi all’impegno concreto, fedele, vero e costante, in ogni ambito della nostra vita!

          Educare i ragazzi ad educare i loro genitori ad un Amore che da loro avrebbero dovuto imparare!

         Educare i ragazzi ad essere nuovi politici, nuovi conduttori tv, nuovi cantautori, nuovi insegnanti, nuovi giornalisti, nuovi magistrati, nuovi papà e nuove mamme…

         Educare i ragazzi al buon uso delle cose senza attaccarci il cuore né trasformarle in idoli.

         Educare i ragazzi al non spreco! Al non essere vezzeggiati e viziati nel cibo e nelle sue continue ricercatezze, buttando via quanto di provvidenziale c’è nel piatto, con i famosi “non mi piace” o peggio, “mi fa schifo”… riducendosi al livello di maiali che hanno per loro cuore la pancia e i suoi vizi e desideri…

         Educare i ragazzi ad un linguaggio buono! “Ognuno parla del marciume che ha dentro”, rispose Madre Teresa ad Ernesto Olivero, fondatore del Sermig, che era andato da lei per un confronto, una direzione di vita, per uno sfogo ed un conforto… Le malelingue sono il nostro grande veleno, il veleno che viene propinato in ogni salsa dai mezzi di comunicazione. Le malelingue si macchiano di un peccato mortale gravissimo… E quando il peccato mortale è commesso, gli effetti devastanti si avvertono nella persona e in coloro con cui entra in relazione… Ricadono sul mondo… Il peccato di malalingua, di pettegolezzo, di giudizio, quello che i ragazzi sentono e apprendono dal mondo “adulto” - che dovrà chiedere perdono – è direttamente contro il quinto comandamento: non uccidere! Il peccato di pettegolezzo e di linguaggio, purtroppo oggi dilagante, il peccato di giudizio, mascherato da buon giudizio magari, questo peccato è contro il quinto comandamento. Con la lingua possiamo benedire o possiamo uccidere, inchiodare, ergerci a giudici, senza nessuna autorizzazione. Ogni vita è stata pagata a caro prezzo da Gesù, col Suo Sangue! Ogni vita ha la possibilità di riscattarsi! Ma se trova blocchi di giudizio, di condanna, di pettegolezzo, allora son guai… Gli uomini ignorano che il vero giudizio appartiene a Dio!

         Educare i ragazzi ad un linguaggio buono, nuovo, vuol dire saperli mettere in guardia dal giudizio e dall’inciucio, dal pettegolezzo e dalla risata facile dietro le spalle, a saper distinguere bene tra peccato commesso e peccatore che l’ha commesso e che sempre può rialzarsi!

         Educare i ragazzi ad un linguaggio buono significa Restituire la lode e la Benedizione sulle labbra del loro cuore, della loro bocca, nelle loro azioni. In tutto il loro agire! Tutto l’agire dell’uomo deve essere una Benedizione! E la Benedizione ridiscende poi su tutto il mondo, con stupendi effetti a catena di Vita! Di Pace! Di Giustizia! Di Gioia!

         Educare i ragazzi alla solidarietà, all’impegno.

         Educare i ragazzi alla Libertà! Non tanto “liberi di”…, ma anzitutto “liberi da”… verso un pieno “liberi per”! Per Amare! Come Gesù!

         Educare i ragazzi al Paradiso!

         Educare i ragazzi all’amore per Gesù, per Maria, all’amore della Chiesa.

         Una Chiesa che devono poter vivere ed amare!

         Una Chiesa in cui poter abitare, esserne affascinati ed affascinare!

         Proprio perché Chiesa, l’Oratorio Evviva Maria, che cammina nella Chiesa, e particolarmente nella Chiesa particolare di Albano, vuole “congregare”, cioè raccogliere in unità, sotto il Nome di Gesù, sotto il manto di Maria, nello stile di don Bosco, in comunione con il nostro Vescovo; vuole raccogliere intorno a tutto questo ogni persona di buona volontà, disposta ad accettare un cammino fatto insieme, disposta a parlare la stessa lingua, nel rispetto di ogni carisma e dono personale!

         Un linguaggio che profumi di Cielo, ma nello stile tipico dell’Oratorio Evviva Maria.

         Un Oratorio che “va a cercare” i Ragazzi più soli, quelli che stanno all’ultimo posto.

         Quelli che disturbano, quelli che rompono e che hanno rotto.

         Rotto con le istituzioni, con sé stessi e gli altri.

         Quelli che non sanno cosa fare della loro vita, semplicemente perché nessuno glielo ha mai svelato, fatto scoprire!

         Un Oratorio che vuole essere ponte tra coloro che “sono fuori” per poter “uscire dalla strada” della loro condizione propria!

         Per questo motivo, l’Oratorio Evviva Maria vuol essere una “famiglia di famiglie”, con adulti credenti e credibili, fedeli e non traditori.

         Il fedele è colui che c’è!

         Il traditore è colui che dopo aver detto “ci sono”, poi, con le immancabili difficoltà del cammino, si è “defilato”, lasciando il suo posto vuoto!

         Perché nell’Oratorio, come nella Chiesa, i posti non sono occupati da numeri, ma da persone… E quando le persone se ne vanno, tradiscono la fiducia e il cuore di quei ragazzi che, magari senza neppure saperlo coscientemente, si fidavano di loro! Perché si comportano come le istituzioni: all’istituzione non importa tanto chi c’è in cattedra, ma che la lezione sia svolta! Ma l’oratorio non è un’istituzione! Chi molla, lascia un buco: manca una persona, non una competenza! Chi si defila, insegna ai ragazzi la vigliaccheria, il proprio tornaconto…

         I Ragazzi devono imparare ad essere adulti, imitandoli nella loro ricerca di perfezione, e non di accomodamento!

         Gli adulti devono convertirsi per primi!

         Gli adulti devono imparare a chiedere scusa e perdono!

         Gli adulti devono imparare a restituire!

         Gli adulti devono imparare ad amare come Gesù!

         Gli adulti devono essere come “alberi piantati lungo il fiume”.

         Gli adulti non scelgono di servire Gesù per simpatia di una persona o di un prete, ma perché servendo imparano ad amare.

         E l’amore è fedele.

         E l’Amore è da Dio!

         E l’Amore è a Dio!

 

 

           B.   PIANETA GIOVANI

          Certamente il “pianeta giovani” è tra i più trattati, e una delle “necessità” più urgenti negli ultimi tempi, sotto una incredibile quantità di punti di vista: sono diventati “oggetto” di studio, di interesse, di progettazione, di analisi… e si cerca in qualche modo di mettere in campo risposte e soluzioni. Ed è comprensibile il motivo di questo fenomeno, in quanto stiamo vivendo un’accelerazione vorticosa nel nostro vivere sociale: ciò che è nuovo ora, tra pochissimo sarà già superato e vecchio. Tutto invecchia con una tale rapidità, tutto viene usato e consumato con una tale voracità e superficialità, che i costumi sociali stessi subiscono continue modifiche, senza purtroppo possibilità di mettere radici, di diventare “virtù”. Basti pensare al pianeta multimediale delle comunicazioni: internet, cellulari, il mondo dell’informatica in genere, che quotidianamente modifica il linguaggio stesso, alla dimensione lavorativa, culturale, economica, sociale. Da tutto questo i ragazzi sono investiti sempre di più, rischiando di “subire” anziché investire e costruire… realizzandosi! Direi di più: in questi ultimi anni si può dire che molti di loro sono “devastati” nel loro ordine interno, da una vita che li spinge ad essere irresponsabili…

          Anche la dimensione affettiva, base della vita, che già nel tempo adolescenziale subisce una notevole spinta nella sua fase pulsionale, subisce questa stortura, per cui si bruciano le tappe, si consumano amori e passioni, senza che queste sviluppino maturità e solida stabilità. Ne nascono legami fragili, immaturi, incapaci di relazione profonda, incapaci di cogliere il grido delle vere necessità mie ed altrui, quelle liberate dall’egoismo… Le famiglie si rompono, i figli si disperdono… Gli adulti sono diventati un pessimo esempio da imitare…

          Gli adolescenti, già un “pianeta in continua evoluzione”, avidi consumatori di novità, in profonda ricerca di loro stessi, delle loro potenzialità, dei loro limiti, che continuamente cercano di superare, alla ricerca di un nuovo equilibrio in questo nostro vivere, oggi più che mai vivono in un mondo che a sua volta è in una così “nevrotica” evoluzione che troppo spesso non calcola e non rispetta i tempi umani di adattamento, per cui, risentendo di questo marasma, mettono in atto dei comportamenti estremamente significativi. Il loro mondo sembra sfuggirci, tanto i loro comportamenti sono volubili e il loro agire così ermetico: da qui i facili giudizi di molte persone che non comprendendo, talora spaventati dalle loro grossolanerie,  li etichettano.

          Per noi i ragazzi non sono “oggetti”, ma “progetti” e dono, fatti ad immagine e somiglianza di Dio, con una loro personalità e dignità, con un cuore che grida amore, fiducia, punti di riferimento e significati profondi. Per questo occorre dare sul serio risposte significative alla loro fame di vita, alla loro ricerca di identità, perché gustino la vita.

          I nostri ragazzi non vivono in luoghi “asettici”, ma impregnati di storia; nella preadolescenza e nell’adolescenza il loro mondo, con tutte le storie e dinamiche finora vissute, d’improvviso sembra stravolgersi, quasi amplificarsi, iniziando a percepire sapori finora sconosciuti. Tale sconvolgimento oggi è reso ancora più acuto dalla “nevrosi” e dal VUOTO nel quale viviamo, per cui il disagio esistenziale di un adolescente viene esasperato a tal punto che, mancando solidi e caldi punti di riferimento, egli si ritrova sballottato in un marasma di proposte piene di brillantini, ma che non saziano affatto la sua chiamata alla realizzazione come persona, per cui non si sentono parte di un tutto, ma si scoprono una particella insignificante in un contesto sconosciuto, quasi una monade, per cui la stessa chiamata alla vita vacilla: ci sono o non ci sono, è la stessa cosa. Il mondo mai si accorgerà della mia presenza, per cui sempre più frequentemente l’adolescente si disinveste.

          Mancando il significato caldo e profondo del proprio esistere, non sentendosi significativo come persona, incapace di muovere i fili importanti della vita, egli regredisce, scivolando in sé stesso, accomodandosi in una ricerca edonistica del vivere, cercando di approfittare di ogni occasione golosa che la vita potrà offrirgli. Questo passaggio inserito non è innocuo, ma reca con sé una profonda frustrazione, talvolta così profonda da non essere neanche più avvertita né riconosciuta, tanto è diventata un’abitudine portarla con sé, e che lentamente trasforma quello che è il disagio adolescenziale in quel fenomeno che tutti conosciamo come “devianza”.

          Lo smarrimento e la ricerca dell’identità che l’adolescente si vive lo porta a cercare e a cambiare infinite volte i modelli, gli usi, i costumi, i linguaggi: ricerca questa che sempre più rischia di venire spietatamente disorientata da un mondo che a sua volta gli soffoca e confonde i punti di riferimento, abbassandogli gli ideali ad una mera realizzazione edonistica, perché il mondo stesso, malato, è sempre più immerso in un vorticoso consumo edonistico di “cose” e di rapporti tra persone, producendo malattia e malati!

           I nostri ragazzi sempre più a caro prezzo lo stanno pagando questo nostro vivere e sempre più acuito è il disagio evolutivo in loro per questa continua accelerazione verso non sappiamo più cosa: smarriti i grandi progetti, vivono in un relativismo spietato, nel tempo “dell’iperconcreto”, per usare una espressione di Vittorino Andreoli.

         “La società odierna, nel mondo occidentale, rende ardui i processi di socializzazione e di identificazione e non consente facilmente di prefigurare i compiti formativi per le nuove generazioni. Ne consegue che ci sono più adolescenze e che il disagio evolutivo è destinato ad aumentare. Inoltre la società attuale esalta bisogni nuovi, quali soggettività, sicurezza, comunicazione, solidarietà, espressività, ricerca di senso, ecc., ma non garantisce un raccordo tra questi bisogni così innescati e risposte individualmente e socialmente utili, per cui crescono il disorientamento e la frustrazione. In questo varco si inseriscono per gli adolescenti d’oggi le tentazioni della devianza in tutte le forme che essa assume, dalla droga, all’abuso alcolico, al teppismo e alla violenza”.[1]

         Io aggiungerei come devianza anche quella grave forma di apatia nei confronti della vita, per cui un giovane vive perennemente in rinuncia, bloccato, considerandosi inferiore, rinunciando ad ogni forma di lotta, chiuso dentro casa, davanti ad un computer, relegato su un muretto, senza studi, senza lavoro né prospettive, senza sogni, incapace di “sentirsi” dentro, di ascoltare le urla della sua vita, di riconoscerle, incapace di affermarsi. Quel giovane che sembra non esistere, perché nessuno si accorge di lui. Ma se si rompe il meccanismo, ecco che le cronache si riempiono di lui!

 

          1a.   Prevenire è sempre possibile.

         In sintesi, questo è lo stile del nostro Oratorio: prevenzione primaria, secondaria e terziaria. Stile che nasce da una relazione profonda tra educatore e ragazzo, tra educatori e ragazzi, tra ragazzi stessi che diventano, a loro volta, educatori di altri ragazzi.

         I principi educativi ai quali ci rifacciamo, certamente riattualizzati per i nostri tempi, sono quelli di Don Bosco, cioè del suo “Sistema Preventivo”, tutto imperniato  nelle tre dinamiche “Ragione, Religione e Amorevolezza”, affinché i ragazzi di oggi possano diventare “buoni cristiani ed onesti cittadini”.

         La nostra è un’esperienza nata più di dieci anni fa, in strada, prima culla dell’oratorio, tra i ragazzi che, per usare un’espressione Salesiana, sono tra i più poveri ed abbandonati.

         Chi sono i ragazzi poveri ed abbandonati? Sono specialmente quelli che non frequentano gli ambienti educativi classici, ma stanno buttati per le piazze, sui muretti, sulle scalette, paralizzati davanti ad un computer e alle sue ingannevoli chat, che presentano difficoltà relazionali, scolastiche, spesso con seri disagi familiari, che hanno abbandonato ogni pratica religiosa. Spesso, sempre più spesso purtroppo, non appaiono come tali, ma sono nascosti dietro una impercettibile patina di conformismo e perbenismo, la quale quando si lacera sfocia in comportamenti seriamente devianti… come le cronache di questi tempi ci stanno “abituando”!

         Ebbene, abbiamo constatato che il sistema preventivo di don Bosco, tra questi ragazzi, funziona! Stabilendo un clima caldo di relazione simpatica, che fa sentire il ragazzo realmente “scelto”, amato, aspettato, cercato…Con questa base si ha anzitutto un recupero della dignità personale, mediante un processo di avviata autostima che interrompe quella catena micidiale di dinamiche lesive per sé e per gli altri; dal ragazzo poi si risale alla famiglia. Si comprende facilmente quali siano i vantaggi ed i risultati ; con l’attività sportiva, teatrale, musicale, attraverso l’animazione del cortile, con la scuola popolare, con i vari laboratori che nascono grazie alla “restituzione” dei ragazzi più grandi che si mettono a disposizione dei più piccoli, insegnando loro un lavoro di artigianato, per cui il ragazzo viene promosso da sé stesso, scoprendosi “capace di…”, con le esperienze dei campi, con la realizzazione di feste completamente diverse dal loro concetto di festa, che non prevedono affatto il semplice consumo di esse, ma una attenta preparazione delle stesse, fatta insieme, ove ognuno “gioca” la sua parte, secondo quello che può, per realizzare una festa di “Don Bosco”, ove tutti giocano, nessuno si imbosca perché resta escluso o spettatore… Il tutto con l’ausilio imprescindibile dei Sacramenti. Questi ragazzi si riappropriano della loro vita!

         Il sistema funziona perché si basa su una dinamica relazionale tutta imperniata sull’AMORE! Amore speso gratuitamente, aperto, disinteressato, che vuole il bene dell’altro: “C’è qualcuno che mi aspetta e che mi vuole bene”! Questi ragazzi fanno pace con la vita, con sé stessi, con il mondo e la sua società “civile”, con la Chiesa, con Dio! 

         Per noi è imprescindibile la sacralità della persona, Tempio di Dio, Progetto di Dio, tendente a Dio!

 

         2a.   Dalla strada al cortile!                                                                                               

         L’educazione è “questione di cuore”, diceva spesso don Bosco. Aveva ragione: il suo modo di fare, così fuori regola per la società benpensante, si è dimostrato efficacissimo su tutti i ragazzi, non solo quelli del secolo scorso, ma sui ragazzi di tutti i tempi: era lui stesso che andava dai ragazzi; l’occhio gli andava, come il cuore, verso i più poveri, deboli, quelli fastidiosi. Li andava a trovare nei loro ambienti, senza badare troppo alle forme di circostanza, a cui tenevano tanto i benpensanti del suo tempo; instaurava con il ragazzo un contatto diretto, profondo, libero da pregiudizi, fatto con un linguaggio caldo, perchè metteva al centro il ragazzo stesso che così si sentiva protagonista di quell’incontro, o meglio, accolto nel cuore e nella mente di don Bosco, il quale si inchinava al suo livello, azzerando le distanze sul piano autoritario, parlando la stessa lingua del ragazzo, accogliendo ogni sua parola, senza moralismi o giudizi di sorta. Solo in un secondo tempo, quando il ragazzo gli avrà consegnato le chiavi del suo cuore, allora inizierà quel lavoro di riordinare, tirar fuori, ricostruire, dar significato al vissuto del ragazzo, orientandolo ad un incontro più pieno, che nessun essere umano può mai soddisfare in quanto creatura limitata, ma a cui ogni essere umano è indirizzato, in quanto fatto ad immagine e somiglianza del suo creatore: Dio.

         Quanto più la società tendeva a stigmatizzare i ragazzi, tanto più don Bosco rinforzava tutto il positivo che era presente nel ragazzo stesso, con l’esperienza a favore che lo confermava nel fatto che anche nel ragazzo più ribelle c’è un punto sensibile al bene, una corda che l’educatore deve trovare e far vibrare. Siamo nell’arte dell’educazione, o per meglio dirla nel cuore, nel motivo più profondo dell’arte educativa, fatta di relazione.

         E’ su questo stile educativo, riattualizzato nel nostro tempo, che si fonda la proposta pedagogica preventiva dell’Oratorio “Evviva Maria” per gli adolescenti a rischio. Rischio di vuoto e di banalità!

         L’Oratorio, proprio per la sua caratteristica “preventiva”, si apre a tutte le fasce dell’età evolutiva, dai bambini ai giovani adulti, ma si mostra particolarmente sensibile al mondo dei preadolescenti e degli adolescenti, che ben sappiamo vivono, oggi più che mai, profonde situazioni di disagio, derivanti da sensazioni di inadeguatezza nei confronti di molteplici aspetti della vita stessa.

         Toglierli dalla strada, partendo dalla strada.

         Sappiamo che quando la sensazione  di inadeguatezza dell’adolescente diventa preponderante, facilmente si passa da una situazione di normale disagio ad una di disadattamento, per cui il soggetto pone in essere delle risposte spesso impulsive, aggressive verso gli altri o verso sé stesso. Quando sono verso sé stesso, il ragazzo immediatamente si deprime, auto implode, si ritira dalla lotta… Risposte che nascono da un profondo senso di paura, figlia dell’insicurezza, mascherato dall’aggressività. Oggi la cronaca è paurosamente riempita di tali fatti! Queste cronache mettono cecità e paure nel cuore degli adulti e dei genitori, che non sanno come fare e cosa fare. Talvolta resi stupidi dalle loro stesse paure, impediscono ai propri figli di crescere bene, perché cercano per il figlio risposte “facili” da parte delle istituzioni… Ma quando questo risposte, anziché essere facili, chiedono un impegno, anzitutto a FIDARSI, ecco che scattano meccanismi malati di ritiro e regressione! Si cerca aiuto, ma senza prezzo… Eppure non c’è aiuto che non richieda un grande investimento! Di tempo, energie e fiducia!

          Quando questo aiuto non viene fornito, ecco che si innesca la rottura. A molteplici livelli: il ragazzo rompe o rompendosi in sé,o rompendo fuori di sé…

         Nel rapporto con le istituzioni, compresa quella ecclesiale, e con figure religiose questi ragazzi “disadattati” vivono in posizione di rottura ed avvertono più degli altri di essere oggetto di attenzioni stigmatizzate e ridotte, non si sentono valorizzati, vivono le regole di vita e la religione prevalentemente come un insieme di doveri e di obblighi e si percepiscono usualmente esclusi e rifiutati, anche dalla stessa Chiesa!!!

         Nei confronti di altre figure significative di adulti con i quali hanno a che fare, i disadattati avvertono generalmente incomprensione, imposizioni e continui richiami, per cui il rapporto ed il confronto generazionale tra questi adolescenti e gli adulti significativi appare più aspro, reattivo e conflittuale.

          A questi bisogni l’Oratorio “Evviva Maria” vuol dare risposta.

 

 

         C.   PROGETTO EDUCATIVO

          Chi accetta di entrare a far parte dell’Oratorio Evviva Maria, accetta di partecipare ad un progetto di crescita, completo! Non viene per fare un allenamento e basta… né per farsi una partitella e basta…

         Chi viene, accetta le “regole”!

         L’Oratorio vuole essere un’officina di Vangelo e di Vita!

         L’Oratorio è casa di ogni ragazzo e di ogni famiglia che accetta di percorrere insieme un cammino!

         Per imparare la nuova lingua, che ha solo duemila anni, che è il “Vangelese”!

         Non giocatorio, non allenatorio, non musicatorio, non passeggiatorio, non calciatorio… ma ORATORIO!

         In cui tutto questo e ancor di più è compreso, insieme alla PROPOSTA FONDAMENTALE, dalla quale non intendiamo prescindere: il VANGELO CHE SI SPORCA LE MANI. Io ci sto, ci metto la faccia, ci metto la testa, ci metto il mio cuore!!!

         Noi facciamo consistere la santità nello stare molto allegri, diceva S. Domenico Savio, il ragazzo santo dell’oratorio di don Bosco!

         L’allegria nasce da una vita che si spende, da un cuore riconciliato, da un’anima pura, abitata dall’amore di Gesù, presa per mano da Mamma Maria!

         L’Oratorio Evviva Maria propone un cammino completo, FULL! Corpo, Mente, Anima! Perché tutto il bene che faremo insieme sia un’occasione privilegiata per conoscere e vivere Gesù!

         Come “papà” don Bosco ci ha insegnato, un oratorio completo, fatto di allegria, gioco, sport, musica, festa, impegno, fedeltà, lavoro, studio, santità.

         L’oratorio propone degli “itinerari” di crescita, fatti di momenti molto diversificati tra loro. Alcuni di questi momenti prevedono ritiri formativi, campi formativi, gite, esperienze di condivisione e fratellanza presso altri oratori o realtà splendide in cui il Vangelo è visibilmente messo in pratica. Insomma, in oratorio non si viene solo per giocare, ma per imparare a vivere…

         E crediamo che ognuno di noi debba imparare… Ragazzi e famiglie insieme!

         Pacchetto completo!

         Che cos’è l’Oratorio?

         La risposta la prendiamo dalle Costituzioni Salesiane: “Oratorio è Casa che accoglie, Parrocchia che evangelizza, Scuola che avvia alla vita, Cortile per incontrarsi da amici”.

         Lo spazio del nostro progetto educativo è il CORTILE, luogo per eccellenza di incontro, di formazione, di gioco, di preghiera, che diventa casa per i ragazzi, parrocchia per i ragazzi “senza parrocchia” perché l’hanno abbandonata, scuola, palestra di vita.

         La nostra “parrocchia” è la STRADA, luogo privilegiato dalla maggior parte dei ragazzi che hanno “abbandonato” le loro Parrocchie, per molteplici motivi… cercando “risposte di senso” altrove… E’ constatabile che lì, quelle risposte, nessuno le dà: troppi imbroglioni, usurpatori della loro buona fede, della loro innocenza! Dalla strada, per non farli restare in strada!

         Gesù scendeva in strada! Anche noi scegliamo, concretamente, di farlo! Vogliamo e scegliamo che la Chiesa, MADRE, con preti e laici, scenda di fatto in strada, calpesti il suolo pubblico, per essere la CARITA’ di Gesù che si materializza ai e nei suoi figli!!!!!!!!!!

Se la Chiesa non li cerca… lo farà qualcun altro…

 Anzi: lo sta già facendo!...

         All’origine di tutto c’è un aspetto fondamentale: l’incontro. Oggi forse è l’aspetto più trascurato, sebbene i nostri ragazzi ne abbiano una fame vorace: incontrare gli amici, situazioni nuove, emozioni, luoghi, personaggi. La maggior parte delle loro energie sono orientate a questo. Eppure troppo spesso la loro fame di amore e verità non viene saziata, l’incontro non giunge al centro del loro essere perché manca del meglio: il cuore. Non un cuore effimero, sentimentaloide, ma profondo, fedele, duraturo, capace di illuminare, di far sentire il calore dell’amore che sa dare la propria vita, che non ti fa essere uno dei tanti, ma ti sceglie, ti cerca, ti aspetta come unico e irripetibile.

         C’è bisogno di educatori, che noi chiamiamo Animatori, profondamente uomini, conoscitori del cuore dell’uomo e, aggiungo, innamorati del cuore di Dio, sulla cui immagine è fatto il nostro.

         Presentiamo alcuni elementi fondamentali che caratterizzano la proposta educativa preventiva dell’Oratorio “Evviva Maria”:

  > Principi ispiratori del Progetto:

RESTITUZIONE: tutto quanto ci è stato donato! E ci è stato donato per metterlo in circolo, per “ridistribuirlo”ai fratelli. E’ il migliore “investimento”, in quanto tutto ciò che si dona con gioia, perché così vuole il Signore, tutto ritorna, e moltiplicato! Ad iniziare dalla gioia e dalla festa nel cuore!

SANTI SI PUO’: è il nostro obiettivo. E’ l’obiettivo che vogliamo proporre ai ragazzi: una piena realizzazione di noi stessi, ma non secondo le logiche umane, ma secondo il “sogno di Dio” che è in ciascuno di noi. Una piena e totale realizzazione nell’Amore e dell’Amore! 

VADO IO, TOCCA A ME! Sono alcuni degli slogan del nostro oratorio, un po’ quell'“I Care” di don Lorenzo Milani. Educhiamo noi stessi e i ragazzi ad andare, a prendersi cura, ad avere a cuore… 

GRATITUDINE: è l’elemento chiave e base nell’Amore, per non abituarci mai all’Amore! Grazie è la parola magica che deve abitare sempre nel cuore e sulle labbra di ogni uomo, adulto anzitutto e ragazzo poi… Ma spesso occorre invertire le carte per cui sono i  ragazzi dell’oratorio che si trovano ad insegnare agli adulti questo modo di vivere! 

EDUCAZIONE AL LAVORO: dietro ad un click c’è un mondo! E’ un altro degli slogan dell’Oratorio! Ognuno di questi slogan è prima passato sulla nostra pelle! L’Oratorio non è uno spazio di raccolta dei ragazzi, punto e basta! L’Oratorio è una casa ove i ragazzi e gli adulti accettano insieme di fare un cammino di crescita! Non è un giocatorio o un allenatorio… E’ un Oratorio. I ragazzi devono imparare la gioia e il gusto del lavorare. Lavorare bene. E con costanza. Ognuno per la sua età. Il lavoro primo per ogni ragazzo è lo studio. Ma da solo non basta. Occorre insegnargli ad essere responsabili e a darsi da fare, perché nulla si fa da sé, ma dietro ad ogni cosa c’è un qualcuno che la fa… Il campo di calcio non si fa le righe da solo, un cortile non si spazza da solo, un pallone non si ripone da solo, un tavolo, una sedia, un gioco, un qualunque oggetto non si ripone da solo… 

TERZO TEMPO! Altro slogan del nostro oratorio! E’ semplice: educare i ragazzi all’ordine, al valore e alla cura delle cose. Frutto tutte della Provvidenza! Terzo tempo vuol dire, nell’ordine: primo tempo, prendo; secondo tempo, uso correttamente; terzo tempo, ripongo meglio di come l’ho trovato! Semplice! 

PROVVIDENZA! Tutto è Provvidenza, anche quello che ci siamo sudati col nostro sudore! Si, perché se abbiamo potuto sudare è perché Dio ce l’ha concesso, visto che è Lui il Signore che dà la vita. La Provvidenza di Dio ci dà la salute, lo stipendio, l’intelligenza, i fratelli che fabbricano quell’oggetto… Tutto è dono, tutto è Provvidenza! Educhiamo i Ragazzi ad accorgersi, ad accogliere e a ringraziare la Provvidenza che nulla fa mancare a chi cerca anzitutto il Regno di Dio! Il Regno di Dio è Amore secondo il Vangelo!

 VITA SEMPLICE! ”Non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili”, dice S. Paolo. La vita proposta dai mass media offre chimere, bellezze e sogni irraggiungibili, soprattutto perché non saziano la vera fame del cuore dell’uomo: fame di Amore ricevuto e restituito, fame di senso… Quando la fame di vita è tanta, le risposte offerte sono stupide e infantili. Il Vangelo propone una vita semplice ed essenziale. Non meschina, non ripiegata su sé, non barbona, non strillona, ma semplice, essenziale, grata, donata. Nella vita semplice si torna a guardare il Creato e a stupirsi… Nella vita complicata teniamo la testa bassa sulle cose… Nella vita semplice teniamo gli occhi del cuore verso quelli dei nostri fratelli. Nella vita semplice azzeriamo le distanze e ci sentiamo fratelli perché figli dello stesso Padre! 

RISPETTO DELLE REGOLE: “esse sono una guida per camminare insieme, bene”.

CLIMA DI FAMIGLIA: “tutti abbiamo bisogno di amare ed essere amati”.

SPIRITO DI OTTIMISMO: “ciascuno può essere un valore per sé e per gli altri”.

AMBIENTE DI FIDUCIA E DI FESTA: “la familiarità genera l’affetto, la confidenza, la gioia”.

PREVENIRE E NON REPRIMERE: “per crescere insieme, senza nessun atto violento”.

TESTIMONI: “l’esempio e la testimonianza di vita parlano più di mille discorsi ben fatti”.

  > Come?

           ♦    PRESENZA. E’ la base di questa proposta: presenza attenta, attiva ed amorosa tra i giovani, che inizia a raggiungerli là dove essi vivono… per condurli man mano lì dove c’è un posto fatto per loro. Più che difenderli dai pericoli, questo stile si impegna a proporre, stimolare, amplificare, incoraggiare la persona a diventare ciò che originariamente è e deve essere, secondo quel progetto di vita e quelle scelte che intuisce e intende fare proprie all’interno della vocazione personale. Presenza di figure significative, armoniche, giovani e adulte: il Sacerdote, le Famiglie, gli Animatori, gli Aiuto Animatori, gli Assistenti. Questo stile di presenza genera ambiente con caratteristiche di intensa partecipazione e di relazioni interpersonali amichevoli, un clima di familiarità e schiettezza, di ottimismo e gioia.

          ♦    ANIMATORI: hanno una funzione importantissima, con la loro presenza continua, attiva e propositiva tra i ragazzi, lasciando allo stesso tempo spazio alle più svariate forme associative, poiché promuove, valorizza l’altro, attraverso l’amore pedagogico, chiamato così perchè si traduce in azione e che trasforma il rapporto con il ragazzo da autoritario (tipico del sistema repressivo che detta le norme e punisce in caso di sbaglio) ad autorevole: l’animatore è ascoltato dal ragazzo, perchè da lui si sente amato. Per questo l’animatore non è mai una persona arrivata, con le sue verità in tasca, i suoi metodi e le sue ricette che all’opportunità prende e ricicla, ma è una persona che si forma continuamente sul campo, promuovendo la coscienza del valore di sé, la conoscenza della psicologia umana, l’assimilazione di valori sempre nuovi, la capacità di relazione interpersonale, il senso della comunità, della paternità o maternità. Cresce insieme al ragazzo.

           ♦    PRESENZA PREVENTIVA: questo è lo stile degli animatori, in quanto, attivamente, piuttosto che isolare e difendere dai pericoli, essa facilita la progettazione verso il futuro, la discesa verso la profondità, facilita e abilita all’uso della libertà nelle scelte, stimola la collaborazione, la trasformazione di tutto l’ambiente affinché diventi educativo. Un segreto è essere presenti lì dove sono i giovani, specialmente nei momenti di gioia e divertimento, perchè è soprattutto in quei momenti di condivisione che essi si aprono alla confidenza e alla fiducia. Questo stile educativo non può esistere se manca il contatto personale, questa relazione profonda, che risveglia il bisogno profondo della ricerca dei valori, della cooperazione comunitaria. Sarà in questa società pluralistica che i giovani dovranno vivere, senza lasciarsi vivere, costruire, essere felici.

           ♦    RAGAZZO AL CENTRO DEL PROCESSO EDUCATIVO. E’un altro caposaldo, fatto di inviti, proposte, possibilità, scelte e decisioni. Si tratta cioè di amare anzitutto quello che amano i ragazzi, per poter scoprire e conoscere il mondo interiore di ciascuno di loro, e portarli ad amare quello che loro meno favorevolmente scelgono ed amano… perché più impegnativo e costruttivo! Don Bosco lo sapeva bene, per questo egli lasciava ai suoi ragazzi la libertà di parlare di cose che a loro piacevano di più, perché era consapevole del fatto che ognuno fa con piacere quello che sa di poter fare. Aveva scoperto la molla iniziale, partire cioè dal vissuto personale di ciascuno e ad esso iniziare a dar respiro e valore. Così facendo otteneva dai suoi ragazzi che lavorassero con impegno e con passione.

           ♦    EDUCAZIONE INDIVIDUALIZZATA, dunque, che pone grande attenzione all’ambiente, inteso come clima generale, nel quale crescono bene l’affetto e la confidenza dei singoli, e ai bisogni profondi di ciascun giovane. Infatti esso aiuta a promuovere l’accostamento ai singoli, chiamando ad una adesione libera e personale, attraverso il gioco, lo sport, la musica, il teatro, i laboratori, la scuola popolare. Sbocco naturale di ciò è un rapporto personale, che culmina nell’incontro personale tra l’educatore e l’educando, vissuto con grande familiarità, senza lamentele varie, quali il disturbo per l’ora inopportuna o altro. Di ciò i ragazzi se ne accorgono subito, sentendo a fior di pelle se li si accoglie realmente o se si finge.

           ♦    RESTITUIRE AL RAGAZZO LE SUE ABILITA’. Scopo di tutto ciò, per toglierlo dalla strada, dal tempo buttato o disorganizzato o ingolfato da mille attivismi che non rispondono al suo “io profondo”.

           ♦    AMBIENTE. Altro elemento caratteristico. Esso è tipicamente di famiglia, dove c’è impegno per il dovere e insieme espansione e gioia nelle espressioni del gioco, del canto, della musica, delle escursioni, del teatro.

          Esso è colorato dal tratto tipico della gioia, della libertà gioiosa, unita al senso del dovere: in termini oratoriani, il CORTILE!

          Si trattava, al tempo di don Bosco, spesso di ragazzi orfani che non avevano una famiglia, oppure che, non potendo essere mantenuti da essa, erano costretti ad allontanarsene.

           ♦    FAMIGLIA: primaria importanza. Essa è la base naturale per l’accoglienza e lo sviluppo armonico ed integrale di un bambino.

          Purtroppo è sotto gli occhi di tutti il problema famiglia: rapporti che vanno in crisi, violenze terribili sotto lo stesso tetto, abusi, separazioni, convivenze… omicidi!… Chi paga sono i ragazzi, poiché veramente è minata la base, cioè la relazione, e assopiti sono i valori su cui essa poggia, quali il dialogo, la condivisione, lo stare insieme, l’amore - dono.

          Don Bosco aveva centrato pienamente lo stile della famiglia nel suo Oratorio, in un tempo in cui l’educazione familiare era abbastanza austera.

          E’ quanto ci proponiamo oggi: passare dal ragazzo alla famiglia, attraverso il principio dell’amorevolezza e della compartecipazione; un clima familiare in cui il ragazzo si percepisce amato, perché colui che lo ama sta con lui, amandolo incondizionatamente.

         Nell’Oratorio vogliamo offrire ai ragazzi un clima familiare e figure di famiglie e genitori “belli”, da imitare, tali per cui i ragazzi tornino ad amare le loro famiglie, qualora i rapporti fossero interrotti, a riappropriarsi di questa colonna del loro essere e diventino da oggi capaci di costruire famiglie solide ed armoniche.

         Oggi, uno stile di famiglia significa democratizzare i rapporti, dare un largo spazio alla partecipazione e alla responsabilizzazione dei giovani, avere una grande capacità di ascolto e di disponibilità. Significa ancora porre le condizioni per esprimersi, creare, fare, correndo anche qualche rischio calcolato, vuol dire capacità di stare a fianco del giovane, per fare di lui un collaboratore, un animatore responsabile, un futuro esperto in educazione.

         E questo è per i più difficili.

           ♦    EDUCAZIONE AFFETTIVA: aiutare i ragazzi a scoprire l’amore, la dimensione affettiva aperta, è un dovere dell’educatore: troppo facilmente essi sono indotti da un continuo bombardamento dei mass media “all’uso” della sessualità, ridotta ad un momento per ‘’rifarsi’’ delle frustrazioni, uno sfogo equilibratore degli stress emotivi, un istinto naturale che se chiama è bene realizzarlo subito, una maniera di realizzare l’amore di due che si vogliono bene e che ‘’non tengono nulla per sé’’, quasi che fosse un chissà quale sacrificio questa forma di ‘’dono’’, sganciato dal resto (tutti aspetti che, seppur presentano elementi di verità, sono estremamente riduttivi, incredibilmente parziali).

         I ragazzi vanno aiutati ad aprirsi e a non rinchiudersi in rapporti narcisistici, privi di orizzonte, di fantasia, diventando così sempre più aridi, schiavi, perché vivono un’esperienza di “coppia” estremamente riduttiva, ripiegati su sé stessi, senza generosità, rivolta a saziarsi anziché saziare, priva di relazioni significative all’esterno, mancante di dono. Troppi i ragazzi che si “eclissano” nella coppia: entro breve mancano le cose da dirsi, le esperienze vitali da scambiarsi, perché ci si è chiusi in due; rapporti “colla”, appiccicaticci, sempre più gelosi, perché si coglie il timore che l’altra persona vada a cercarsi una situazione più viva e meno problematica; sempre più nervosi e pretenziosi; sempre più insignificanti: il letto e l’appiccicume non bastano. Tutto si consuma? Si può gettare? Sappiamo bene che tipo di solitudine genera questo modo di gestire i rapporti “esclusivisti”.  Ebbene: L’Oratorio si propone “palestra per allenarsi ad amare”! Attraverso una proposta alta, possibile, libera e alla portata di tutti, se si cammina sotto braccio a Gesù: la CASTITA’  e la PUREZZA! La vera affettività si esprime in una vera capacità di dono ed una sana capacità di intimità…

           ♦    FORMAZIONE: L’Oratorio “Evviva Maria” vuol dare le giuste armi culturali ai ragazzi, affinché non vengano schiacciati e scacciati dai “sapienti di questo mondo”. Per cui, attraverso lo stimolo degli interessi, curiamo la loro formazione culturale, usando i normali mezzi dei mass media: l’educazione all’ascolto musicale, aiutandoli nell’analisi critica dei testi; proponendo film di buon contenuto, educandoli alla critica costruttiva e sana degli spettacoli televisivi e cinematografici; insegnandogli a suonare uno strumento musicale, a cantare, ballare,  fare teatro; educandoli all’uso della manualità, attraverso la lavorazione del legno, del ferro, della pittura…; usando il gioco per farli leggere; proponendo loro di stargli accanto per recuperare l’andamento scolastico (scuola popolare)… Insomma, tutto quanto per far passare la staccionata dal subire al creare e progettare, mettendo i ragazzi nella condizione di “essere capaci di”. Soprattutto per quanto riguarda i rapporti con l’istituzione scuola, ci proponiamo di farli “riappacificare”, seguendoli più da vicino nei loro studi, mettendoli in condizione di non doversi vergognare né rinunciare.

           ♦    SPIRITUALITA’. Non possiamo prescindere, nello stile che abbiamo scelto, dalla “Fonte”: Gesù di Nazareth. Fonte e culmine. La Preghiera è la base del nostro agire; l’accostarsi ai sacramenti è la forza per crescere. E’ una proposta necessaria, perché senza Gesù nessun risultato raggiunge il suo tetto…; i ragazzi si accostano volentieri a ciò, scoprendo un volto diverso di quel dio che cercavano e che ora diventa, per esperienza, il Dio che li ama: hanno fatto l’esperienza del perdono, della gioia, della lode, della liberazione… esperienza che si fa contagiosa e che sempre si rinnova. I ragazzi che si sono realmente incontrati con Dio in un’esperienza vitale diventano un grande miracolo, trasformandosi in educatori di altri ragazzi, portando la loro diretta testimonianza, divenendo modelli, tramite, esempi da seguire.

 

         

      D.   PROGETTO OPERATIVO

          Iniziamo dalla base: preparare insieme ai ragazzi la “casa”, le strutture, l’Oratorio, praticamente nei suoi spazi fisici, da vivere e far vivere.

         Il CORTILE è il cuore dell’oratorio. E’ uno spazio, è “lo spazio”, ben perimetrato e delimitato, nel quale ai ragazzi viene data ampia libertà di correre, saltare e giocare, sempre insieme ai loro animatori, i quali stando con loro fanno animazione ed assistenza preventiva!!

         Passiamo ora in rassegna i vari Progetti:

 

         

           - Progetto CORTILE

  

          - Progetto TEATRO

  

          - Progetto SCUOLA POPOLARE

  

          - Progetto SPORT 

  

          - Progetto MUSICA 

  

          - Progetto VITA

 

 

In fede

d. Roberto Berruti

e la Comunità Animatori

  

 

 

 

  

Allegato

 

LETTERA DA ROMA 1884 (d. Bosco)

 

          “Miei carissimi figlioli in Gesù Cristo. Vicino o lontano io penso sempre a voi. Uno solo è il mio desiderio; quello di vedervi felici nel tempo e nell’eternità... Sento, o miei cari, il peso della mia lontananza da voi e il non vedervi e il non sentirvi mi cagiona pena quale voi non potete immaginare... Sono le parole di chi vi ama teneramente in Gesù Cristo ed ha dovere di parlarvi colla libertà di un padre. E voi me lo permetterete, non è vero? E mi presterete attenzione e metterete in pratica quanto sono per dirvi.

         Ho affermato che voi siete l’unico ed il continuo pensiero della mia mente. Or dunque in una delle sere scorse, io mi era ritirato in camera, e mentre mi disponeva per andare a riposo, aveva incominciato a recitare le preghiere che m’insegnò la mia buona mamma. In quel momento non so bene se preso dal sonno o tratto fuori di me da una distrazione, mi parve che mi si presentassero innanzi due degli antichi giovani dell’Oratorio. Uno di questi due mi si avvicinò e salutandomi affettuosamente mi disse: - O don Bosco! Mi conosce?

         - Sì che ti conosco: risposi.

         - E si ricorda ancora di me? soggiunse quell’uomo.

         - Di te e di tutti gli altri. Tu sei Valfrè, ed eri nell’Oratorio prima del 1870.

         - Dica, continuò Valfrè, vuol vedere i giovani che erano nell’Oratorio ai miei tempi?

         - Sì, fammeli vedere, io risposi; ciò mi cagionerà molto piacere. E Valfrè mi mostrò i giovani tutti colle stesse sembianze e colla statura e nell’età di quel tempo. Mi pareva di essere nell’antico Oratorio nell’ora della ricreazione. Era una scena tutta vita, tutta moto, tutta allegria. Chi correva, chi saltava, chi faceva saltare. Qui si giuocava alla rana, là alla barra rotta ed al pallone. In un luogo era radunato un crocchio di giovani che pendeva dalle labbra di un prete, il quale narrava una storiella. In un altro luogo un chierico il quale in mezzo ad altri giovanetti giuocava... Si cantava, si rideva da tutte le parti e dovunque chierici e preti e intorno ad essi i giovani che schiamazzavano allegramente. Si vedeva che fra i giovani e i Superiori regnava la più grande cordialità e confidenza... Valfrè mi disse: - Veda: la familiarità porta amore, e l’amore confidenza. Ciò è che apre i cuori e i giovani palesano tutto senza timore ai maestri, agli assistenti ed ai Superiori... Sono certi di essere amati.

         In quell’istante si avvicinò a me l’altro mio antico allievo... e mi disse: - Don Bosco, vuole adesso conoscere e vedere i giovani che attualmente sono nell’Oratorio? (costui era Buzzetti Giuseppe).

         - Sì! risposi io; perché è già un mese che più non li vedo! E me li additò.

         Vidi l’Oratorio e tutti voi che facevate ricreazione. Ma non udiva più grida di gioia e cantici, e più non vedeva quel moto, quella vita come nella prima scena. Negli atti e nel viso di molti si leggeva una ‘’noia’’, una ‘’spossatezza’’, una ‘’musoneria’’, una ‘’diffidenza’’ che faceva pena al mio cuore. Vidi è vero molti che correvano, giuocavano con beata spensieratezza, ma altri non pochi io ne vedeva ‘’star soli’’, ‘’appoggiati ai pilastri’’, in preda a ‘’pensieri sconfortanti’’; altri su per le scale e nei corridoi e sopra i poggiuoli dalla parte del giardino per ‘’sottrarsi alla ricreazione comune’’; altri passeggiare lentamente in gruppi, ‘’parlando sottovoce’’ tra di loro, dando attorno ‘’occhiate sospettose e maligne’’... eziandio fra coloro che giocavano ve ne erano ‘’alcuni così svogliati’’...

         - Hai visto i tuoi giovani?...

         - Purtroppo! quanta svogliatezza in questa ricreazione.

         - E di qui proviene la freddezza in tanti nell’accostarsi ai Santi Sacramenti... le ingratitudini verso i Superiori... i segretumi e le mormorazioni...

         - Capisco... Ma come si possono rianimare questi miei cari giovani?...

         - Coll’amore!

         - Amore? Ma i miei giovani non sono amati abbastanza? Tu lo sai se io li amo...

         - Non parlo di te!

         - Di chi dunque? Di coloro che fanno le mie veci? Dei Direttori, Prefetti, maestri, assistenti? Non vedi come sono martiri dello studio e del lavoro?...

         - ...Ciò non basta: ci manca il meglio... Che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati.

         - Ma... non vedono che quanto si fa per essi è tutto per loro amore?

         - No: lo ripeto, ciò non basta.

         - Che cosa ci vuole adunque?

         - Che essendo amati in quelle cose che a loro piacciono, col partecipare alle loro inclinazioni infantili, imparino a veder l’amore in quelle cose che naturalmente loro piacciono poco...

         - Spiegati meglio!

         - Osservi i giovani in ricreazione... Dove sono i nostri Salesiani?

         Osservai e vidi che ‘’ben pochi preti e chierici si mescolavano fra i giovani” e ‘’ancor più pochi prendevano parte ai loro divertimenti’’. I Superiori non erano più l’anima della ricreazione. La maggior parte di essi ‘’passeggiavano fra di loro”, ‘’senza badare che cosa facessero gli allievi”; altri guardavano la ricreazione non dandosi neppur pensiero dei giovani; altri sorvegliavano così alla lontana senza avvertire chi commettesse qualche mancanza; qualcuno poi avvertiva, ma in atto minaccioso e ciò raramente. Vi era qualche Salesiano che avrebbe desiderato intromettersi in qualche gruppo di giovani, ma vidi che questi giovani cercavano studiosamente di allontanarsi dai maestri e dai Superiori.

         Allora quel mio amico ripigliò: - Negli antichi tempi dell’Oratorio, lei non stava sempre in mezzo ai giovani e specialmente in tempo di ricreazione? Si ricorda quei belli anni? Era un tripudio di paradiso... l’amore era quello che ci serviva di regola, e noi per lei non avevamo segreti.

         - Certamente! E allora tutto era gioia per me, e nei giovani uno slancio per avvicinarsi a me...

         - ... Perchè i suoi Salesiani non si fanno suoi imitatori?...

         - ... Io parlo, mi spolmono, ma purtroppo che molti non si sentono più di fare le fatiche di una volta.

         - E quindi trascurando il meno, perdono il più, e questo più sono le loro fatiche. Che amino ciò che piace ai giovani e i giovani ameranno ciò che piace ai Superiori... Ora i Superiori sono considerati come Superiori e non più come padri, fratelli ed amici; quindi sono temuti e poco amati...

         - Come dunque fare  per rompere questa barriera?

         - Famigliarità coi giovani specialmente in ricreazione. Senza famigliarità non si dimostra l’amore e senza questa dimostrazione non vi può essere confidenza. Chi vuole essere amato bisogna che faccia vedere che ama... Se uno è visto solo a predicare dal pulpito, si dirà che fa né più né meno del proprio dovere, ma se dice una parola in ricreazione è la parola d’uno che ama... Perchè al sistema di prevenire colla vigilanza e amorosamente, si va sostituendo a poco a poco il sistema, meno pesante e più spiccio per chi comanda, di bandir leggi che, se si sostengono coi castighi, accendono odi e fruttano dispiaceri...?

         E ciò accade necessariamente se manca la famigliarità. Se adunque si vuole che l’Oratorio ritorni all’antica felicità... che il Superiore sia tutto a tutti, pronto ad ascoltare sempre ogni dubbio o lamentanza dei giovani, tutto occhi per sorvegliare paternamente la loro condotta, tutto cuore per cercare il bene spirituale e temporale di coloro che la Provvidenza gli ha affidati...”.



[1] COSPES, L’età incompiuta, Torino, ELLE DI CI, 1995, p. 7.

 
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