QUESTIONE DI STILE: Impariamo a dire e a dirci

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 Cari ragazzi!  

     Dico grazie a Dio per ciascuno di voi! Siete un dono straordinario, uno per uno! Un dono così bello che forse neanche ve ne rendete conto.

       Pensate forse, e forse pensi, di valere poco, magari di non essere un granché. Magari poi ti tratti con sciattoneria, magari sei pigro o distratto… E questo ti fa tenere lo sguardo giù…

L’oratorio vuole essere per te, per ciascuno di voi, una “Palestra di Vita”!

       Ricordi? Dietro ad un click c’è un mondo… e non ci si pensa!

       Ebbene, qui da noi ci si pensa e ci si vuol pensare, eccome!

       Hai visto e stai vedendo nascere intorno a te e per te un miracolo: il cortile, l’oratorio, le sue attrezzature, persone che con amore e secondo tutte le loro capacità e possibilità si donano, per amore…

       Non potrà bastarci una vita a dire grazie per ogni Miracolo che vediamo intorno a noi!

       Nulla ci è dovuto e tutto è dono!

       Come ogni cosa di valore, ha i suoi confini… Faccio un esempio: un computer, che è una cosetta di poco conto ma che contiene dati preziosi e svolge servizi utili, non lo si tiene all’aperto, non lo si lascia su di un muretto o su una panchina, non lo si presta al primo sconosciuto, ma al contrario lo si custodisce in casa, non lo si maltratta, si presta attenzione perché non venga bloccato dai virus…

       Una casa, che è molto, ma molto più importante di un computer, anzi, che lo contiene, in quanto un computer è dentro una casa, una casa ha dei “confini” più solidi: ha porte e finestre, ha pareti al suo interno che ne dividono gli ambienti, senza i quali quella casa sarebbe solamente un unico stanzone senza più un locale adibito a cucina, a bagno, a salone, a stanza… i confini di una casa, poi, è anche lo “STILE” che in essa si vive…

       E qui, spesso, molte case questi confini non li hanno: se c’è il saluto, l’amore, il rispetto, la collaborazione, il dirsi grazie, il gareggiare a volersi bene, il compiere bene i propri doveri, se ci sono degli orari, dei momenti di vita insieme, se si parla insieme, se la tele è spenta quando si pranza e si cena insieme, se si collabora nelle faccende domestiche, se si mangia quel che ci viene preparato con amore, se si prega insieme… beh, quella casa ha dei confini solidissimi, fatti di amore, di stile… Chi vi entra si accorge subito come muoversi… Se entra uno che è sboccato, immediatamente, dallo stile di quella casa capisce subito di essere fuori posto se porta al suo interno il suo mal linguaggio. Al contrario, impara a parlare bene, si corregge! Impara a muoversi, capisce che lì in quella casa non tutto è lecito e che se va dove gli pare sbatte il muso su dei muri invisibili, i confini, che si chiamano rispetto, gratitudine, educazione…

       Capisci?

       Se invece in quella casa ognuno fa quel che gli pare, ci si manda a quel paese e non si parla ma ci si attacca ed offende, se mancano gli orari, se si sbuffa e si vive da viziati, se una madre deve pregare un figlio a mangiare perché a lui quel piatto “gli fa schifo”…, se in quella casa manca la preghiera, si urla, c’è disordine oppure c’è l’ordine, ma quell’ordine è tutto e solo sulle spalle di una persona che si fa un mazzo tanto per ottenerlo perché lì nessuno muove un dito, se in quella casa c’è pigrizia, non si fanno i compiti, la si tratta da albergo, se manca la gratitudine, ebbene, quella casa è morta! E morti sono coloro che la abitano! Sì, ci sono le porte e le finestre, le pareti e i mobili, si sa dove passare per entrare ed uscire, si sa quale porta aprire per andare al bagno o in sala… ma nonostante quei “confini geografici”, mancano i confini più importanti: quelli dello “STILE”!

       In oratorio c’è uno STILE necessario! E la necessità la determina l’Amore!

Qui da noi amare è assolutamente necessario!

       Al punto che chi non vuol amare né lasciarsi coinvolgere nell’Amore che Gesù ci propone e don Bosco ci ha, in parte, tradotto in pratica, qui non può stare…

       Se vai a fare gli allenamenti per il basket, devi necessariamente stare allo stile di quella disciplina, altrimenti sei out… Non puoi presentarti coi doposci perché a te piace così…Non puoi prendere a calci il pallone perché a te piace il calcio… Se così fosse, cambi disciplina e vai dove i doposci o i calci al pallone giusto sono al posto loro…

Qui in oratorio, cari figli, amare e imparare ad amare è necessario! Indispensabile!

       Non è un obbligo, ma una proposta!

       Chi si lascia coinvolgere in questa avventura meravigliosa della vita, in cui scegliamo di diventare “portatori d’amore”, diventa libero, vero, felice e portatore di felicità!

       Un oratorio fatto di ragazzi ok, diventa uno stile incarnato! Chi vi entra si accorge subito come comportarsi e si sente subito fuori posto se si comporta diversamente… Quel sentirsi “dentro o fuori” sono i confini di cui voglio parlarvi.

       Alcuni confini sono fisici: spazi, porte, reti e cancelletti…

       Altri sono confini di STILE, i più importanti.

       Vedi, se manca lo stile bisogna mettere un cancello blindato e le guardie sulle torrette per impedire invasioni di campo o che qualcuno entri quando è chiuso l’oratorio.

       Sì, perché se manca lo stile, l’oratorio è chiuso? E chi se ne frega, io entro lo stesso! E l’unico modo per non entrarvi è la fossa intorno coi coccodrilli e il ponte levatoio tirato su!

       Ma se c’è lo stile, basta una siepe e tutti la rispettano!

       Si racconta che don Bosco era così amato dai suoi ragazzi, che quando lui doveva allontanarsi, lasciava sul tavolo la sua berretta da prete e tutti vedendola era come se vedessero don Bosco. Lo stile era l’Amore!

       Qui in oratorio vogliamo costruire questi confini, fatti di stile, fatti di amore!

       L’oratorio non è una polisportiva, un laboratorio, una piazza, un luogo da affittare. Per carità, sarebbe un assurdo!

       Eppure ne ho visti alcuni, pochissimi per fortuna, dove si vive così: luoghi dove i ragazzi bestemmiano, fumano, fanno gli allenamenti e se ne vanno, scavalcano e se ne fregano dei cancelli, non vengono a messa né si confessano…

       Qui da noi non vuole essere così. Non siamo affatto migliori di altri, siamo solamente dei cristiani in cammino sulla strada dell’amore e crediamo apertamente in uno stile ben preciso.

       Questo stile voglio proportelo chiaramente. Non ti imbroglio, dicendoti le cose a metà. Qui vogliamo sposare il “pacchetto completo”, “full optional”: Gesù e allegria, insieme. Gesù e sport; Gesù e teatro; Gesù e musica; Gesù e cortile; Gesù e feste… Tutto insieme!

       Le cose a metà… no, quelle no.

       Per noi non può esistere un oratorio o un oratoriano a metà: esempio, vengo solo a quell’attività e poi sparisco e mi ripresento nuovamente solo per quell’attività…

       Gli allenamenti senza la messa li fanno le polisportive, e chi non vuole crescere in questo stile, è fuori posto. Nessuno lo obbliga, ma se accetta la proposta ne vedrà sulla sua pelle i risultati: Dio mantiene sempre le sue promesse: la GIOIA e la PACE!

       Ecco, in oratorio ci sono dei confini di stile. A ciascuno di voi viene fatta questa proposta: stiamo insieme e accogli tutto il pacchetto. Qui in oratorio Evviva Maria il saluto è importante, il dire GRAZIE è necessario, il rispetto è la base, l’impegno ne è l’ossatura, partecipare alla messa domenicale è imprescindibile, confessarsi è una grazia! E’ una proposta. Vuoi?

     Iniziare un’attività con un cerchio e pregare insieme un’ave Maria, per noi è uno stile; rispettare ogni persona è il nostro stile; dare una mano è il nostro stile; preparare bene un allenamento, un laboratorio, arrivare puntuale, salutare, partecipare, fare i compiti, rispettare le regole, sorridere, combattere la musoneria, la critica, il non mi va, il chi se ne frega, essere costruttori di famiglia, per noi è uno stile! Il nostro stile. Vuoi?

       Chi si allena e poi non partecipa a messa, può tranquillamente emigrare in altre polisportive dove non è richiesto questo stile. Certamente perderà una dose notevole di gioia, e se ne accorgerà col tempo!

       Come nell’oratorio di don Bosco, non abbiamo timore a presentare uno stile concreto: Vuoi? Benvenuto!                                                                                           Di cuore tuo d. Roberto!

 
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