LA STORIA
L'incredibile scelta di Meche
"No a 12 milioni, non li merito"
Baseball, il lanciatore dei Royals rinuncia all'ingaggio perché si sente a disagio per non aver dato il suo contributo in campo. Così decide di abbandonare le scene
di GIOVANNI MARINO
Per chi si suda onestamente il proprio stipendio senza essere una stella dello sport professionistico sono cifre semplicemente folli. Milioni per un gol, un canestro, uno smash e via dicendo. Roba che diventa persino difficile riuscire a spenderli (tanti sono) in una sola vita (e forse anche in due).
Parliamo dei guadagni stratosferici destinati ai big di tennis, calcio, baseball, football americano, basket, golf e via dicendo. Ma funziona così, leggi di mercato, no? E stare a dire che è immorale o meno (la carriera dura pochissimo, un infortunio e finisce tutto e poi quanto talento e sacrificio per giungere sin lì) non cambierà le cose.
Così si può solo umanamente sospirare a leggere la cifra apposta dietro la firma su un nuovo contratto di un atleta-fuoriclasse. Peraltro - anche questo è risaputo - capita che gli atleti più pagati cerchino di rinviare sine die il ritiro dalle scene agonistiche e se ne infischino di eventuali lunghi infortuni, scadimenti di forma e di motivazioni, pur di intascare la somma pattuita fino all'ultimo giorno utile di contratto.
Ma nel milionario business sportivo americano c'è chi ha detto no. Proprio così. Un atleta che ha rinunciato a 12 milioni di dollari (avete letto bene) perché convinto di non meritarseli.
Gil Meche è stato un gran lanciatore, prima dei Seattle Mariners e poi dei Kansas City Royals, ma a fine gennaio ha detto basta. Nel modo più sorprendente possibile.
Gil, a lungo ko per guai fisici, era comunque considerato importante per il suo team anche dal punto di vista del gruppo, un uomo-spogliatoio e quei 12 milioni di di dollari nessuno si sarebbe sognato di toccarglieli. A 32 anni, però, ha sentito che era troppo, i soldi non gli mancano dopo una lunga carriera e prendere quella somma senza dare un contributo concreto alla causa gli è parso ingiusto ed esagerato.
Così li ha rimandati indietro, spiegando: "Il mio obiettivo era di guadagnarmeli sul campo, ma come è noto ho avuto dei problemi di salute e sinceramente prendere quei soldi senza aver fatto neppure un lancio mi fa sentire molto a disagio".
La notizia è stata rilanciata e raccontata con enfasi in tutti gli Stati Uniti e in America Latina (dove gli sport Usa sono popolarissimi), ma è stata solo relegata nelle "brevi" sulla carta stampata specialistica e non italiana, sempre invasa dal calcio in ogni sua forma e manifestazione, tanto da togliere inevitabilmente spazio ad altre discipline e alle vicende agonistiche e umane di chi le pratica.
In America, dunque, il caso-Meche ha aperto persino dibattiti ed è stato accolto con grande favore da tutti. L'arcivescovo Thimoty Dolan ha lodato il giocatore e ne ha fatto un esempio di comportamento virtuoso; la valanga di common people, di gente comune, ha salutato il gesto di Gil con entusiasmo e soddisfazione.
Lui, dal canto suo, ha mantenuto la parola e non è più tornato in campo rinunciando a quella montagna di dollari. Ingaggiato nel 2007 dai Royals con un ricco contratto quinquennale, ha praticamente saltato due stagioni per i suoi guai fisici. Nessuno lo aveva messo in discussione ma lui, un giorno, disse a tutti: "Ok ragazzi, finisce qui, non voglio provare a essere per un'altra stagione ancora il ragazzo che guadagna 12 milioni di dollari senza riuscire a fare assolutamente nulla per aiutare la propria squadra".
E ha aggiunto: "Quando firmai il contratto puntavo a ottenere quella cifra per ciò che avrei fatto n campo. Ma quando ho realizzato che stavo incassando una cascata di quattrini senza meritarmelo, senza neppure aver fatto un lancio, beh, allora mi sono detto che non era giusto. Mi sono sentito così a disagio che ho deciso di ritirarmi".
Quel giorno qualcuno pensò a uno scherzo. O a un momento di profonda frustrazione. Non erano nè l'uno nè l'altro. Bravo Gil, ora goditi i tuoi soldi. Quelli che hai guadagnato con il tuo talento. Sul campo.
da la Repubblica.it del 26 maggio 2011 © RIPRODUZIONE RISERVATA


