GRUPPO ABELE  

“La droga non si combatte con Giovanardi”

Sono passati quasi trentasei anni da quel 28 giugno 1975 quando un gruppo di persone, strette attorno a uno strano e giovane prete che passava più tempo in strada che in sacrestia, piantò una tenda in piazza Solferino a Torino e cominciò uno sciopero della fame. Quelle persone chiedevano una nuova legge sulla droga. La “685” arrivò pochi mesi dopo e l’Italia, con una legge all’avanguardia, cominciò a trattare i tossicodipendenti come persone, non più come problemi da rinchiudere in carcere o in manicomio. Quello strano prete si chiamava don Luigi Ciotti (foto) e quel gruppo di persone, destinato ad allargarsi, era il Gruppo Abele. Trentacinque anni dopo la 685, il Gruppo organizza una “due giorni” nella sede di corso Trapani a Torino per riflettere su “Dipendenze e consumi”. Oltre trenta relatori e 400 partecipanti da tutta Italia e dall’Europa, non per celebrare un anniversario, ma per guardare oltre, a quello che di nuovo e antico c’è ancora da fare. Perché le dipendenze esistono ancora, non sono un fenomeno di massa ma riguardano una fetta non trascurabile di popolazione.
In Italia si stima che 3-4 milioni di persone facciano uso occasionale di sostanze, mentre la dipendenza bisognosa di trattamento è un fenomeno che riguarda circa 400 mila persone, la maggior parte (216 mila) per oppiacei, 178 mila per cocaina. Di eroina si muore ancora, e anche di cocaina, anche se non sempre viene accertata come causa del decesso.
Il consumo di polvere bianca, come da tendenza ben riscontrata negli ultimi anni, è in costante aumento e sempre più a buon mercato, ma, come conferma Luigi Ciotti, “c’è un silenzioso ritorno dell’eroina”, soprattutto fumata e non più iniettata: “Alla diffusione di eroina e cocaina – ancora Ciotti – si affiancano forme di dipendenza più sottili e meno dannose, le dipendenze di chi non riesce a trovare un senso alla propria vita, di chi si sente isolato, fragile nel rapporto con se stesso e con gli altri. Ecco allora il triplicarsi in questi ultimi anni dell’uso degli psicofarmaci e degli antidepressivi, l’approccio sempre più precoce all’alcol come veicolo di stordimento, il diffondersi di anoressia e bulimia, il gioco d’azzardo”. Due giorni per discutere di educazione, prevenzione, recupero, narcotraffico, legalità e diritti , con la consapevolezza che, per dirla con lo psicologo Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele “oggi il senso del consumo non è più l’estraneazione, ma la partecipazione al gioco sociale”. In altre parole, non ci si droga più per scappare, ma per partecipare: “Un tempo la droga era associata a disperazione ed emarginazione – ancora Grosso – oggi si annida in modelli di mero consumo impliciti in un modello di essere e divertirsi. Una mutazione genetica che rende sempre più attuale “Educare non punire”, vecchio slogan del Gruppo Abele: “È importante – conclude Leopoldo Grosso – affrontare il fenomeno del consumo senza demonizzarlo, approccio oggi in voga, ma neanche avallarlo. Il consumo va problematizzato. Occorre riprendere in mano il processo formativo dei ragazzi”. Possibilmente non con uno spot tv del ministro Giovanardi.
 
di Stefano Caselli
 
da il Fatto Quotidiano del 29 aprile 2011
 
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