Lezione di democrazia dai bimbi di quinta

"Nella vita non avevo previsto di fare l'insegnante": comincia così il "diario" di Alex Corlazzoli, maestro precario e giornalista. Un libro che raccoglie dati e numeri, aneddoti e racconti sulle scuole e gli insegnanti che resistono. Anticipiamo parte del capitolo “La Barbiana della Lombardia”.

Furono vietate le figurine, gli alunni non ne compresero i motivi e organizzarono una raccolta di firme

“Ragazzi ora che è finita la scuola spero di essere riuscito a fare lezione facendovi divertire. Vi chiedo scusa se qualche volta ho sbagliato con qualcuno di voi ma ogni persona è diversa dall’altra. Anche il maestro ha il suo carattere. Vi chiedo perdono se qualche volta non sono stato capace di capirvi. Se forse mi sono arrabbiato. All’inizio dell’anno vi ho detto che per me l’importante era che vi alzavate al mattino con la voglia di venire a scuola non con i musi lunghi. Spero di esserci riuscito. Ognuno di voi mi ha insegnato qualcosa perché in classe è il maestro che impara, non solo i bambini. So bene che quando sarete grandi non vi ricorderete gli assiri e i babilonesi, le guerre persiane ma non dimenticate mai queste quattro regole. Uno: rompete sempre le scatole. Così come sto facendo io saltando su questo scatolone vuoto. Due: tacere mai. Non state zitti di fronte alle ingiustizie. Tre: non siate mai indifferenti. Se passate di fronte ad un uomo che chiede la carità, chiedetevi perché è lì? Quattro: viaggiate”.
Finisce ogni anno così la mia scuola. Ognuno dei bambini riceve in dono dal maestro precario la Costituzione che nessun Ministro pensa mai di far avere a ciascun alunno all’inizio dell’anno scolastico. La Costituzione è la musica di sottofondo delle mie lezioni. Sulla cattedra non manca mai quel libro assieme all’agenda antimafia e ad una foto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ogni mattina, prima di ogni altro discorso, prima di parlare di storia, di geografia, di musica scopriamo chi sono coloro che hanno dato la vita per il nostro Paese. Con il quotidiano impariamo scienze, musica, geografia, educazione all’immagine. Non sono abituati i bambini di 9, 10 anni a sfogliare un giornale. Abbiamo in questi anni parlato della vicenda di Eluana Englaro, di crisi economica, dell’omofobia, dello sfruttamento minorile, di mafia, di terrorismo. Abbiamo ascoltato insieme il discorso d’insediamento di Barack Obama. (…). 
 
ALLO STESSO tempo intuisco ogni anno che questi ragazzi crescono con un’idea errata della politica e della democrazia. Sono bambini che nel giro di dieci anni si ritroveranno con una scheda elettorale in mano ma hanno un’idea della politica limitata. (…). Mattia, 9 anni, scriveva: “Il Parlamento è il luogo dove si discute, o almeno si dovrebbe, per il bene dell’Italia; il posto dove ci sono liti e a volte qualcuno si addormenta” (…). Mi rattristava sapere che avessero quest’idea del Parlamento. E allora perché non andare a fare gli onorevoli per un giorno? Perché non capire perché esiste una destra, una sinistra, un centro? Li ho portati a 9 anni a Montecitorio per far capire loro l’importanza dell’istituzione. Con noi c’erano anche i genitori. Per un giorno il Transatlantico l’hanno occupato loro. (…). Le decisioni nelle mie classi si possono mettere in discussione, vanno capite, comprese e prese assieme. E quando non capita, insegno loro ad informarsi e a denunciare.
È accaduto un anno che le colleghe vietassero l’uso delle figurine non solo durante la lezione ma anche all’intervallo. I miei allievi non compresero proprio il perché. Un giorno mi proposero una raccolta firme, una sorta di petizione popolare contro le maestre. Mi fecero vedere l’appello. Lo riporto integrale (compresi gli errori di punteggiatura e grammaticali) perché è il più grande esempio di democrazia che conservo: “Noi bambini della classe quinta ora siamo cresciuti e siamo in grado di far nascere una protesta significativa per noi, chiediamo dunque dopo l’abolimento delle carte dal plesso di Bottaiano di accordare un patto con voi insegnanti che consiste in scambiare carte, lamincard e cards solo durante l’intervallo. Noi pensiamo che voi (maestre, maestri) quando eravate nell’età dell’infanzia portavate a scuola per giocare durante gli orari liberi bambole o giochi di altro tipo. Infine chiediamo il permesso di riportarle e ricominciare gli scambi lasciati a metà! Dopo la richiesta fatta noi della classe quinta elementare chiediamo per soddisfare la nostra curiosità, chiediamo con sincerità e umiltà a voi maestre/i il motivo di questa abolizione cioè il perché. Tutti noi (presenti nei fogli successivi) pensiamo che le figurine non abbiano mai ucciso nessuno” Firmato la classe quinta. 
 
ALLEGATO al foglio le firme e una figurina del centrocampista del Novara, Andrea Parola, con la didascalia: “Questa è una figurina, per noi è un divertimento”. In quel momento capii che avrei potuto smettere di fare lezione per il resto dell’anno. È una scuola che resiste quella che faccio. Resiste alle pressioni di certi sindaci preoccupati perché porto al bavero la spilla “2 sì per l’acqua pubblica”. Resiste restando refrattaria alla compilazione di carte. Resiste ai colleghi che non leggono il giornale e chiedono se il Lodo Alfano è un monumento in memoria di uno che è morto.
 
di Alex Corlazzoli
 
da il Fatto Quotidiano del 27 agosto 2011
 
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