"È Napolitano l'unico interlocutore"
Una delegazione di universitari è stata accolta dal presidente
GIORGIO Napolitano ha incontrato ieri pomeriggio una delegazione di studenti degli atenei romani. “Ragazzi, vi vedo un po’ stanchi” ha detto ai 12 giovani reduci da cinque ore di corteo. “Di sicuro siamo stati la rappresentanza peggio vestita della storia del Quirinale” hanno scherzato gli studenti uscendo dal palazzo, soddisfatti dalla visita: “È l’unico interlocutore che abbiamo avuto finora, siamo contenti anche soltanto per l’incontro in sé, il primo con le istituzioni. Per noi è un dato enorme che questo distacco sempre più forte tra la nostra generazione e le istituzioni del Paese, oggi per la prima volta, sia stato parzialmente colmato”.
L’incontro è durato più di un’ora. Napolitano ha ascoltato i pareri di tutti e 12 i presenti. Le questioni sul tavolo non si sono limitate alla riforma dell’Università ma sono partite per necessità dal problema della democrazia del paese e al governo che ha marcato una distanza incolmabile tra le istituzioni e i ragazzi. Fino alla precarietà, problema principale della generazione.
“Il presidente ci ha ricordato che la Costituzione gli dà delle prerogative, quindi non potrà entrare nel merito di leggi varate dal Parlamento – ha detto Fabio Gianfrancesco, uno degli studenti – ma ha ribadito che la cosa importante è aprire un dialogo”. “Non volevamo tirarlo per la giacchetta” racconta Elena Monticelli, “ma abbiamo chiesto al Capo dello Stato di valutare la possibilità di non firmare il ddl. Lui, ricordandoci appunto le prerogative, ci ha assicurato che intende prendere in esame direttamente le proposte alternative avanzate dagli studenti”.
Durante il colloquio sono stati affrontati anche i problemi relativi alla ricerca: “Ho spiegato al presidente che a marzo le università potrebbero essere paralizzate – ha detto Tabusi, ricercatori di Geografia all’Università per stranieri di Siena – perché noi, alla luce dell’approvazione di questa riforma, continueremo a renderci indisponibili a fare didattica. Abbiamo avvertito tutti, capo dello Stato compreso, per non essere ritenuti responsabili di ciò che accadrà”.
L’incontro è durato più di un’ora. Napolitano ha ascoltato i pareri di tutti e 12 i presenti. Le questioni sul tavolo non si sono limitate alla riforma dell’Università ma sono partite per necessità dal problema della democrazia del paese e al governo che ha marcato una distanza incolmabile tra le istituzioni e i ragazzi. Fino alla precarietà, problema principale della generazione.
“Il presidente ci ha ricordato che la Costituzione gli dà delle prerogative, quindi non potrà entrare nel merito di leggi varate dal Parlamento – ha detto Fabio Gianfrancesco, uno degli studenti – ma ha ribadito che la cosa importante è aprire un dialogo”. “Non volevamo tirarlo per la giacchetta” racconta Elena Monticelli, “ma abbiamo chiesto al Capo dello Stato di valutare la possibilità di non firmare il ddl. Lui, ricordandoci appunto le prerogative, ci ha assicurato che intende prendere in esame direttamente le proposte alternative avanzate dagli studenti”.
Durante il colloquio sono stati affrontati anche i problemi relativi alla ricerca: “Ho spiegato al presidente che a marzo le università potrebbero essere paralizzate – ha detto Tabusi, ricercatori di Geografia all’Università per stranieri di Siena – perché noi, alla luce dell’approvazione di questa riforma, continueremo a renderci indisponibili a fare didattica. Abbiamo avvertito tutti, capo dello Stato compreso, per non essere ritenuti responsabili di ciò che accadrà”.
UN NO SECCO è arrivato invece dalla Cgil. Una delegazione di studenti, vestiti da Babbo Natale, ha bussato ieri alle porte della sede nazionale di Corso Italia chiedendo lo sciopero generale. “Nessuno esclude lo sciopero – ha risposto il segretario generale Susanna Camusso ai ragazzi – ma per ora a nostro avviso non ci sono le condizioni. Perché lo sciopero è un sacrificio per i lavoratori e non si dichiara né per solidarietà per un movimento, né in termini paternalistici – ha continuato la Camusso – gli abbiamo ricordato che abbiamo alle spalle tre scioperi generali, in questi due anni, che la Cgil ha proclamato proprio sulle condizioni del futuro e sulle questioni della crisi”.
di Caterina Perniconi
da il Fatto Quotidiano del 23 dicembre 2010


