Non perdiamo occasione per imparare il…

logomenussmall“VANGELESE”!mamma 

 

 

 

         

         

          E’ il nostro “impegno” di crescita per quest’anno 2010 2011!

          Eh, già! Il Vangelese!

          Come si impara a parlare una lingua?

          Come si apprende una lingua?

          Cos’è una lingua?

          Proprio da quest’ultima domanda vorrei iniziare: una lingua, se guardiamo bene, è un po’ “l’anima del suo popolo”, di cui ne contiene e ne svela alcune tra le sue più intime “proprietà”: un’anima calda e vigorosa; un’anima forte e comunicativa… Una lingua svela la storia di un popolo, il suo clima, la sua storia, le sue conquiste, la sua apertura intellettuale, la sua armonia: ci sono lingue aperte e altre più chiuse, lingue calde e altre più fredde, lingue musicali e altre decisamente più asciutte, lingue poetiche e lingue più sintetiche… Una lingua è capace di influire sul carattere delle persone che la usano, rendendole “somiglianti” alla lingua che parlano! Una lingua genera un linguaggio comune; un linguaggio determina un modo di pensare e di concepire la vita, le relazioni, la scala dei valori… Una lingua, da una parte svela la storia di un popolo che si è ritrovato a parlarla, che l’ha ricevuta come “eredità” della sua storia, e dall’altra la costruisce.

 

          Una lingua non è il semplice assemblamento di fonèmi, una somma di parole messe una dietro l’altra… Una lingua è il cuore della storia di quella gente! E’ l’anima dei suoi significati! Una lingua “vuol dire” quel popolo!

          Per impararla davvero… per capirne i suoi significati più profondi, nascosti tra le righe e nelle intonazioni di voce o nell’uso di specifiche parole, che dette in un modo dicono una cosa e dette in altro modo ne dicono un’altra, per poter diventare i “condottieri” di un linguaggio, e non essere condotti, anzi, travolti dal linguaggio vuoto e asfittico, superando la mediocrità di chi del linguaggio conosce solo le espressioni più banali e senza capacità di pensiero, una lingua va “appresa”, va “assorbita” lì dove si parla! Bisogna immergersi lì dove vive quel popolo! Una lingua imparata a scuola e basta fa ridere, è impacciata, incapace di essere creativa; conosce quattro parolette e con quelle ci si fa un’insalata mista “pietosa”, incapace di esprimere il pensiero proprio così come lo si voleva esprimere! Chi non conosce una lingua è un paralizzato nella comunicazione, nell’espressione del suo pensiero, è bloccato nell’evoluzione del suo pensiero! Deve necessariamente giocare al ribasso, piegare cioè i suoi pensieri a quelle quattro parolette che conosce… Invece che poter usare tante e tante parole per poter “sognare” e dare il volo ad un pensiero!

          Questa si chiama IGNORANZA!

          E di ignoranti ce ne sono a maree!

          E l’ignoranza è sorella stretta della dittatura, del pensiero basso, da “gorillone da stadio”, da frequentatore compulsivo di centri commerciali, da dipendente da partite di calcio o gare automobilistiche… L’ignoranza è madre della tristezza e del sottosviluppo di un’anima! L’ignoranza è una ladra che spesso noi stessi facciamo accomodare in casa nostra, facendola entrare per la porta della pigrizia!

          L’ignoranza è omicida della creatività, dell’anima, perché la rende incapace di esprimersi! È costretta ad esprimersi con quel residuato di lingua che gli resta…

          Noi, qui in Italia, dovremmo parlare la lingua italiana… Su questo, stendiamo un velo pietoso… Anche per quanto concerne la nostra lingua italiana assistiamo ad un inesorabile impoverimento… e sembra che nessuno sappia porvi rimedio, poiché sembra siano andate smarrite le chiavi della motivazione a… Quella che dà il “la” per partire, per fare una determinata cosa. La motivazione è la chiave della decisione. Se manca quella, non scatta nessuna decisione! Spessissimo i genitori non sono in grado di “motivare” da dentro i loro figli all’uso della lingua (che nel frattempo si “intisichisce” su facebook!), semplicemente perché anche i genitori stessi sono ignoranti! Ignoranti di che?

          …Qui voglio iniziare a dire quanto mi sta a cuore.

          Non me ne vogliate! Devo ancora arrivare al nocciolo! Infatti, non scrivo per la lingua italiana (importantissima e basilare, altrimenti non ci capiamo!... Forse già adesso con qualcuno non ci stiamo capendo…), ma scrivo per il “Vangelese”!

          Sì, il “Vangelese”! E’ la lingua di cui voglio parlare! La più antica e la più moderna, la più sensata e la più vera, la più ricca e la più efficace. La Lingua Madre!

          Il “Vangelese”, la Lingua Madre!

          Chi non parla questa lingua, magari perché non la conosce, oppure l’ha imparata a scuola, ma non l’ha mai “vissuta”, beh… è “un po’ morto”… e non lo sa!

          Il “Vangelese” è l’unica lingua capace di muovere le corde dell’anima dal di dentro! Al punto di motivare senza violenza un figlio che si sta “asciugando” davanti a facebook!!! Perché è una lingua che “genera dentro”!

          Non sono matto! Un po’ alla volta e mi spiego!

          Vado avanti, chiedendo la pazienza di seguirmi un po’ nei ragionamenti che sto facendo: arriveremo all’approdo! Cioè, mi capirete! Spero… Un po’ di pazienza ancora!

          Vado?

          Ok!

          Continuo, dicendo:

          Se lì dove si parla si usa un linguaggio fatto solo di mille parole e pensieri da sotto borgo, colui che la ascolterà imparerà solo quella povera lingua (che è il tradimento della vera lingua)! Se invece lì dove si parla si usa un linguaggio buono, armonioso, completo, con almeno ventimila parole, colui che la ascolterà imparerà a parlare quella lingua (che è l’eredità dei suoi padri)!

          Spesso i genitori ci tengono che i loro figli imparino a parlare altre lingue: ai bambini già si insegna l’inglese, il francese, il tedesco, lo spagnolo, il cinese, il linguaggio informatico… perché, si dice, servono! Sono utili nella vita!

          In sé è giusto e vero! Ma incompleto!

          Un bambino, infatti, imparerà a parlare una nuova lingua a partire dal suo bagaglio linguistico di base: se in italiano conosce solo mille parole, di cui duecento sono volgari, e le altre dialettali e contratte, come si usano per messaggiare, beh, certo sarà davvero poco ipotizzabile che diventi uno scrittore in lingua inglese!...

          La partenza!

          La partenza è importante!

          La partenza per imparare una lingua è “l’immersione” in un contesto!

          Imparare per davvero, non appiccicare scolasticamente!

          Un bimbo impara perché immerso nella sua famiglia, per cui ne diventa frutto ed espressione, e se quella famiglia gli avrà dato le ali culturali sufficientemente ampie, quel bimbo, divenuto uomo, diventerà l’evoluzione in positivo di quello che ha appreso e metabolizzato in partenza, e sarà educatore migliore, perché più ricco dei suoi genitori! Più ricco dentro! L’unica ricchezza, quella “dentro”, degna di questo nome e che deve essere menzionata!

          Partito bene, diventerà migliore!

          Partito male, … quanta fatica e quanto dolore!

          IMMERSIONE! Immersione in contesto!

          Voglio parlare il francese?

          Dove vado?

          Certo non a Pechino… né con la scuoletta sotto casa… Quella può essere un punto di partenza! Ma, come i disegni non si fermano al punto di partenza… ma partono dal punto di partenza… così è per imparare davvero una lingua!

          Quindi, se voglio imparare il Francese… indovina un po’?

          Vado in Francia!

          Perché lì sarò IMMERSO in pieno nel contesto: nel giro di un po’ di tempo, inizierò addirittura a ragionare un po’ come i francesi! La loro lingua, che prima mi era del tutto estranea, sta diventando parte di me… mia!

          La partenza!

          Se in Francia ci vado, quindi parto, con un mio bagaglio culturale da “scaricatore di pesci andati a male”, beh… con una partenza così, sai che fatica? E chissà che risultato!... Diventerò forse un novello Molière?

          Difficile a crederlo… Sebbene… nella lingua del “Vangelese”, NULLA E’ IMPOSSIBILE A DIO!

          E qui è la discriminante!

          Perché, se la partenza è importante, per il “Vangelese” non è determinante! Posso partire umanamente malconcio, ma se mi immergo in un contesto buono, anche se di partenza ero molto malconcio, posso diventare pienamente santo! Come è avvenuto per molti santi, nella storia! E se è avvenuto a loro, deve avvenire pure per noi, per me, perché vuol dire che è possibile!

          Mi spiego…

          Arriviamo a noi!

          Dicevo che ci teniamo tanto a che i nostri figli imparino le lingue… Ma spesso, troppo spesso, trascuriamo quella che più conta, la lingua “di base” dell’essere umano, la più antica e la più fresca, la più vera e la più libera, la più viva, capace di rendere possibile l’impossibile! Il “Vangelese”.

          Se una lingua è l’anima di un popolo, ne è la sua storia, determina i suoi comportamenti, orienta le sue aspirazioni… tutte cose dette prima… beh, l’anima di questa lingua, il “Vangelese”, è l’Amore! La sua storia è la Misericordia! I comportamenti che determina sono i “fate come me”!

          L’inventore di questa lingua è Dio!

          Il Maestro di questa lingua è Gesù!

          Il diploma della Sua scuola consiste nell’ “Andate e Testimoniate; fate discepoli, trasmettete l’Amore, spendetevi gli uni per gli altri, riempiendovi di Me; costruite la Chiesa, nell’Unità; siate benevoli, miti; la Carità, la Carità, la Carità… Perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato, una buona misura scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo”!

          Può un muto insegnare a parlare?

          Spesso i nostri ragazzi non conoscono questa lingua, il “Vangelese”, perché noi siamo muti…

          Forse pieni di parole, sì… Ma sono quelle imparate a scuoletta… incapaci di esprimere la verità del Pensiero di Dio. Sono le parole delle preghiere che poi non corrispondono al nostro modo di vivere! Tra il dire e il vivere c’è una discrepanza pazzesca, per cui rendiamo non credibile il linguaggio di Gesù! Lui dice le cose vere, noi facciamo altro. Facciamo sottoprodotti! Predichiamo l’amore, ma poi… Predichiamo la fedeltà, ma poi… Predichiamo la fratellanza, l’impegno, la misericordia, ma poi, quando siamo attaccati… E’ tutta un’altra storia!

          Sono le accuse di chi ci vede “battitori di petto”, e poi banditori tra di noi!

          La storia nostra, quella dell’uomo, ha anzitutto in eredità la Storia di Dio, perché di Lui siamo, da Lui veniamo, a Lui ritorniamo! Ma, come avviene per l’ignoranza, che ruba l’anima di una storia e tradisce il significato profondo di una lingua, così avviene in noi quando siamo ignoranti dentro quell’unica lingua che ci deve caratterizzare! Il VANGELO! E con Lui, tutta la Parola di Dio! E quanto Essa ci indica!

          Cosa propone il “Vangelese”? Sottoprodotti a metà? Del tipo: basta che fai da bravo, che ti fai rispettare, che hai una buona posizione, che non fai mai male a nessuno… Tutto questo possiamo viverlo anche senza Gesù, e il Suo Vangelo, perché è umano!

          Ma siamo nati “rotti”, con un “difetto di fabbrica”, chiamato “peccato originale”, che ci ha bruciato le ali dell’Amore infinito, dell’Amore oltre, lasciandocene la nostalgia e il desiderio, ma non più la forza, né tantomeno la strada! Sentiamo che siamo fatti per amare in modo totale, ma non ce la facciamo… con le sole nostre forze. Poi, capoccioni come siamo, ci incaponiamo a continuare a fare da soli, senza Lui, e così facciamo le frittate! Figlie dello scoraggiamento!

          Questa parolaccia, nel “Vangelese”, non c’è! Anzi, nel Vangelo, Gesù dice “Non lasciatevi scoraggiare nel fare il bene!... Con la vostra perseveranza… Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue…”

          La forza oggi l’abbiamo: è Gesù!

          La strada è la Santità!

          Sì, la Santità!

          La Santità, nella lingua “Vangelese”, è normale, impossibile all’uomo, ma possibile a Dio non appena l’Uomo si lascia guarire da Lui!

          La Santità significa diventare normali!

          Come una pentola a pressione: è normale se ha il coperchio a pressione. Altrimenti è una normale pentola, una “fregatura” perché gli hanno fregato il coperchio! E l’hanno incantata dicendole: tranquilla, tanto con quel coperchio non cambiava un granché!

          Così spesso facciamo con i nostri figli: inglese, francese, spagnolo, turco… Ci circondiamo di maestri di ogni lingua… e poi li tradiamo, negandogli la “lingua madre”! Primo, perché noi siamo muti o parliamo da scuoletta, quindi non siamo né desiderabili, né tantomeno credibili e imitabili! Secondo, perché gli proponiamo scelte da sottoprodotto, umanamente buone, impedendogli di lanciarsi troppo nelle “cose di Dio”, perché Lui è una cosa e la vita è un’altra cosa... Dimenticando che l’uomo nasce rotto, col desiderio e non con la capacità. Fino a che…

          Fino a che quell’uomo viene IMMERSO in un contesto di “Vangelese”.

          Questo tipo di contesto non è affatto un’élite per pochi esaltati, che si credono di poter dire “sono meglio degli altri”, ma è un contesto di “Poveri”, che hanno scoperto una Grande Ricchezza, e di Essa si Nutrono, sempre più spesso…: Gesù, i Suoi Sacramenti, la Sua Parola, la Madonna!

          Da chi imparano, naturalmente, i ragazzi? Dall’ambiente che li circonda! Assorbono quel linguaggio, ne assorbono la sua cultura, diventano essi stessi altro linguaggio!

          E da chi imparano il Linguaggio di Dio? Da chi imparano a conoscere cosa significa essere cristiani? Da chi imparano la scala dei valori, quello che davvero conta?

          Cosa stanno imparando, oggi?

          Cosa vedono oggi?

          E su me, cosa vedono?

          E su te, cosa vedono?

          Non le chiacchiere, ma i fatti…

          Cosa vedono?

          Quali categorie di pensiero, di giudizio, di apertura, di eternità, ricevono?

          Sono nati per essere felici, cioè pienamente realizzati…

          Cioè?

          Cosa significa per Gesù un uomo “pienamente realizzato”?

          Quando un uomo è pienamente realizzato?

          Quali le strade da percorrere perché questa realizzazione si realizzi?

          E cosa gli sto trasmettendo io?

          E se tra me e Gesù c’è differenza di linguaggio, quello pratico, non quello a chiacchiere, chi dei due non è normale?

          Chi dei due è pericoloso?

          Chi propone una vita piena… o chi ne propone una mediocre, a mezz’aria?

          Sai qual è la prima Bibbia parlata per davvero, che i nostri figli leggono? Sei tu! Sono io!

          Sai qual è la normalità dell’Amore, fuori dalla quale quell’amore non è vero, ma un falso? Sai qual è questa normalità? Quella che abbiamo già scritta dentro, ma di cui non ne avremmo la forza? La Normalità dell’Amore, quello vero, quello comune, come è comune che una pentola a pressione abbia il coperchio giusto, messo e funzionante, la normalità dell’Amore è Dare la Vita!

          Sai qual è la strada da percorrere, per arrivare a darla ogni giorno? La Sua Misericordia!

          Se i nostri figli ci vedono pregare insieme, se gli proponiamo questo tipo di amore e vedono che noi lo parliamo, e quindi ci vedono contenti, anzi, contagiosi (d’altronde i santi sono tutti contenti!), vivono immersi in un contesto buono, normale! Normale!

          Chi è normale?

          Gesù!

          Chi dice cose normali?

          Gesù!

          E se Lui dice una cosa e tutti noi messi insieme ne facciamo un’altra, oppure giochiamo al ribasso, perché, orgogliosi come siamo, vogliamo farcela da noi e non gli crediamo per davvero, chi è normale in questo caso?

          Gesù!

          Se Gesù ci dice che nemmeno un capello del nostro capo andrà perduto, gli credo davvero?

          Se non gli credo, è perché non conosco la Sua lingua…

          Questo non è normale!

          E se io non sono normale, genero degli anormali!

          Vivere il Vangelo deve essere normale!

          E può essere normale!

          Perché lo è!

          E’ normale!

          Lui è normale!

          Noi no!

          Lui sì!

          Chi gioca al ribasso è un triste e non lo sa! E’ muto e non lo sa! E si finge maestro, ridicolo… perché incapace di motivare dal di dentro! E genera altri tristi! Perché il cuore dell’uomo non riposa finchè non riposa in Dio!

          Chi vi scrive è un fratello in cammino, non un arrivato… Ma ha scelto di camminare insieme portandosi quanti più ragazzi verso l’unica cosa sensata che un essere umano possa realizzare: la Santità!

          Con la Santità si lavora bene, si vive bene, si canta bene… La Santità è diventare noi stessi!

          Non sulle nostre forze, ma su di Lui!

          Lui vogliamo conoscere, vivere, mangiare, trasmettere, generare!

          Sì, generare!

          Chi è abitato dall’Amore, genera innamorati!

          Se Gesù ci dice “Benedite e non maledite”, gli credo?

          I miei figli lo vedono in me? Sempre?

          E mi vedono conseguentemente contento e pacificato?

          O mi vedono inquieto, lunatico, emotivo…

 

          Noi, in Oratorio Evviva Maria, ci siamo messi in testa di diventare ciò che siamo e che dobbiamo essere: luce e sale della terra!

          Cristiani normali, in cammino, sulla strada di Don Bosco: sempre allegri!

          E di lasciarci guarire dalla Misericordia di Gesù le ferite personali e collettive che ci impediscono di realizzare il Suo Sogno: il Cielo in mezzo a Noi!

          Vuoi fare strada con noi?

          FEDELTA’ FEDELTA’ FEDELTA’

          Perché ogni Ragazzo si senta scelto, amato, fino in fondo e per davvero, e non tradito da chi, per amore malato, ha tirato i remi in barca e l’ha mollato…

          La fedeltà rende visibile l’amore! E lo rende capace di guarire e contagioso!

          "Non c’è Amore più grande di questo: dare la vita per i propri Amici.” (Gesù)

 

          Di vero cuore                                                                                    d. Roberto
 
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