Parroco antimafia, la ‘ndrangheta spara
A Gioiosa Jonica colpi di fucile sull'auto di don Giuseppe Campisani, prete di "Libera". Lo "sgarro" alla festa di San Rocco: gli uomini delle cosche volevano un ruolo in processione
Poco più di un mese è trascorso dall’incendio dell’auto di don Tonino Vattiata, parroco di Cassaniti alle porte di Vibo Valentia. Ancora un prete nel mirino della ‘ndrangheta. Due notti fa, don Giuseppe Campisani ha trovato la sua macchina sforacchiata da alcuni colpi di fucile.
Non è la prima volta che il sacerdote della chiesa di San Rocco, a Gioiosa Jonica, viene minacciato. In passato aveva ricevuto alcune lettere anonime e buste con proiettili. Li metti anche in conto quando decidi di fare il prete in una delle zone, come la Locride, ad altissima densità mafiosa. Ma soprattutto se decidi di fare il prete seguendo quei principi che, con la mentalità ‘ndraghetista, non hanno nulla a che fare. Don Campisani è uno di questi. È vicino all’associazione Libera ed è impegnato da molti anni in alcune iniziative contro l’usura e il racket.
Non è la prima volta che il sacerdote della chiesa di San Rocco, a Gioiosa Jonica, viene minacciato. In passato aveva ricevuto alcune lettere anonime e buste con proiettili. Li metti anche in conto quando decidi di fare il prete in una delle zone, come la Locride, ad altissima densità mafiosa. Ma soprattutto se decidi di fare il prete seguendo quei principi che, con la mentalità ‘ndraghetista, non hanno nulla a che fare. Don Campisani è uno di questi. È vicino all’associazione Libera ed è impegnato da molti anni in alcune iniziative contro l’usura e il racket.
DOMENICA SCORSA a Gioiosa Jonica si sono conclusi i festeggiamenti in onore di San Rocco, una delle celebrazioni tra le più partecipate della Locride. Una di quelle processioni dove anche gli uomini delle cosche vogliono avere un ruolo. Sicuramente non quello che il vescovo di Locri, Giuseppe Fiorini Morosini, aveva chiesto a don Campisani il quale è riuscito a conciliare “le tradizioni folkloristiche con un percorso di processione, che abbia anche quel carattere sacro che gli è dato dall’ascolto della Parola di Dio e dalla preghiera”.
La particolare relazione tra la ‘ndrangheta, i riti religiosi e le processioni l’aveva spiegata bene il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri nel suo libro La Malapianta. Si tratta di manifestazioni cariche di quei simboli di cui gli uomini d’onore si sono sempre voluti fregiare per rendere più saldo il loro rapporto ancestrale con il territorio. Un modo per dimostrare a tutto il paese di avere quel consenso e rispetto che, in certe zone della Calabria, viene confuso ed è sinonimo di timore, paura, reverenza e omertà.
Evidentemente le celebrazioni per San Rocco non sono state gradite dagli uomini d’onore di Gioiosa Jonica. Il vescovo Morosini ha esortato il parroco a continuare nel suo “prezioso e apprezzato ministero di sacerdote, tutto dedito alla sua missione religiosa e sociale”. Morosini non è nuovo a prendere posizioni nette contro la ‘ndrangheta. Lo ha fatto l’anno scorso dopo i 150 arresti dell’operazione “Crimine” che ha dimostrato come a Polsi, davanti al santuario della Madonna della Montagna, si è tenuto un summit al quale hanno partecipato numerosi esponenti mafiosi. Lo ha fatto anche questa volta definendo il gesto intimidatorio subito da don Campisani “frutto di vigliaccheria da parte di persone che non sanno o non vogliono affrontare i problemi attraverso il confronto e il dialogo civile. Invitiamo tutti gli abitanti della Locride a crescere nella coscienza civile, che spinge a non nascondersi nel vile anonimato quando ci sono problemi da affrontare. Bisogna riaffermare il nostro impegno per la nuova evangelizzazione del territorio”.
AL FIANCO di don Giuseppe si schiera anche l’associazione di don Ciotti. In una nota, il coordinamento della Locride di Libera parla di “un’azione vigliacca contro l’intera comunità. Appare purtroppo evidente la volontà di alcuni nel perseguire la strada della violenza e dell’intimidazione, contro coloro che, come don Giuseppe, sono quotidianamente impegnati nell’azione di affermazione dei valori di giustizia e solidarietà”. “Don Giuseppe – conclude Libera – sappia che non è solo in questo suo cammino, che non intendiamo rinunciare agli spazi di libertà che faticosamente lui e la sua comunità ecclesiastica hanno costruito in questi anni, che quegli spazi li difenderemo fermamente da chi intende occuparli con la violenza e la sopraffazione”.
di Lucio Musolino
da il Fatto Quotidiano del 01 settembre 2011


