Progetto SPORT
Come intendiamo vivere e proporre lo sport nell’Oratorio ”EVVIVA MARIA”!
Nello sport il ragazzo deve sentirsi scelto, non per le sue qualità, ma perché persona, immagine e presenza di Dio; solo così lo si potrà responsabilizzare, perché ci si impegna veramente e costruttivamente solo quando si fa esperienza di essere amati. In questa dinamica anche il più sfortunato riesce a fare delle piccole conquiste, che l'animatore deve valutare e sottolineare e che diventeranno base su cui impiantare un cammino di crescita responsabile.
Noi siamo Oratorio, cioè uno stile molto particolare di proposta: ciò che ci distingue da una qualunque società polisportiva, sicuramente molto più organizzata di noi sotto il profilo tecnico - organizzativo, è che anzitutto siamo un corpo solo. Non siamo “cellule impazzite”, animatori “don Chisciotte” isolati. Noi crediamo molto in un elemento costitutivo, fondamentale dello “stile oratorio”:
Non facciamo preferenze!
Non gioca di più il più bravo e non lasciamo mai nessuno in panchina!
Vinciamo anche se perdiamo nel risultato della partita o del campionato, perché quel che conta è vincere nel cuore di ogni ragazzo!
Nell’Oratorio giocano tutti!
Non siamo agonistici, ma neppure sciattoni, alla buona: crediamo nelle cose semplici, ben fatte, perché solo così parliamo direttamente al cuore dei ragazzi, senza troppe chiacchiere.
Certo, crescere in questa linea è difficile, visto che continuamente siamo immersi in un contesto culturale che ci dice sempre e solo tutt’altro: usa e getta; tocca a lui; è colpa sua se...
Noi viviamo così, i ragazzi vivono così.
Il ragazzo vuole le cose semplici e ben fatte, perché come ciascuno di noi è stato creato solo per la felicità e vuole essere felice: ce le ha già scritte dentro, solo che non sa come realizzarle... e allora applica quei modelli non educativi, perché gli sono stati inculcati da una cultura sbagliata dell’usa e getta, dell’arroganza, del senza impegno, del “se mi va”, del tutto e subito. Occorre tirargli fuori quanto di più vero e profondo già c’è in lui e... che è solo a livello di “nostalgia”.
L’unico modo per educare, l’unico, è l’ESEMPIO nostro!
Insomma, tutto inizia da me!
Ma alla base di tutto c’è un interrogativo: io AMO questi ragazzi?
Devo amare la vita, la mia vita, per amare loro e la loro vita.
Chi ama... “butta il sangue”, per usare un’espressione napoletana: sangue, il mio, non acqua. Sapendo che il Signore mi ricompensa in modo smisurato già fin da ora!
Chi ama è fedele!
Chi ama fa le cose con ordine, e come le vuole Gesù: ama Dio, conseguentemente ama sé stesso in modo giusto e sano e quindi ama allo stesso modo gli altri!
Per questo l’Animatore dello sport, come qualunque Animatore, non può fare a meno di Dio, né del suo Vangelo! Non può fare a meno della Preghiera, dei Sacramenti. Non può fare a meno di porre nella sua vita l’obiettivo Santità!
Ancora una cosa: l’oratorio non si basa su un sistema repressivo, che condanna chi ha sbagliato... ma proprio per educare, si basa sul SISTEMA PREVENTIVO, che consiste nel mettere nell’impossibilità il ragazzo di fare del male o delle cose sconvenienti, per sé e per gli altri.
Qual è il segreto educativo dell’animatore, dunque?
E’ l’ASSISTENZA! Colui che assiste deve essere... il primo ad entrare in un luogo e l’ultimo ad uscirvi... e quasi sembra impossibile... già trovarsi nel luogo dove i ragazzi si stanno spostando...
Assistere vuol dire stare, non come un broccolo, ma in modo simpatico... ed educativo.
Prima di iniziare una attività con i ragazzi, facciamo sempre un cerchio con loro, per raccoglierli un attimo e proporgli un pensiero, una preghiera, stabilire con loro quello che verrà fatto durante l’allenamento. Così pure alla fine, li raccogliamo un momento nello spogliatoio, per aiutarli a riflettere su come è andata la giornata, su come si sono impegnati, su quanto hanno valorizzato sé stessi e rispettato gli altri. Premiamo e lodiamo chi si impegna, anche se appare meno brillante degli altri!! Non li abbandoniamo mai da soli nello spogliatoio, perché lì non avvengano litigi, soprusi, non volino parole grosse, non si facciano dispetti, non avvengano cose sconvenienti che in un attimo distruggerebbero tutto il bene seminato fino a quel momento…
L’animatore non fa tutto lui, ma, a rotazione, stabilisce degli incarichi, in modo che col tempo tutti abbiano fatto tutto: raccogliere i palloni e il materiale di allenamento, sistemare lo spogliatoio (sempre!) prima di andare via…
Si tratta di educare il ragazzo alla responsabilità: più importante del gioco stesso.
La vera conquista, il vero successo dell’oratorio e del nostro lavoro è solo questo: aver insegnato e fatto scoprire al ragazzo, attraverso l’esperienza fatta sulla sua pelle, che è capace di essere responsabile, grato, capace di rispetto; che quando vive lui per primo questi valori... scopre che lì dove lui vive è “casa”, ed è felice...
Ecco dunque alcune “tracce concrete di cammino” ed impegno:
1) Assistenza: occhio lungo, a 360 gradi! Spogliatoi chiusi! Occhio ai gruppetti…
2) Amore e responsabilità in prima persona: fedele, puntuale, anche quando costa…
3) Ordine e custodia degli ambienti e delle cose: valore da vivere e trasmettere…
4) Proposte educative concrete da proporre ai ragazzi: il Cerchio! Prima e dopo…
5) Comunicazione e dialogo! Tra noi e con i ragazzi. Serve per costruire relazioni positive, evitando rivendicazioni e ripicche.
- Il nostro progetto

