“Io, due operai e un cameriere volontari nel fango”
La storia dell'impiegato Andrea, solidarietà nel Padovano. Anche a Salerno milioni di danni
Caro Direttore, sono andato a Casalserugo sabato pomeriggio verso le tre. All’inizio davanti alla canonica il rappresentante della Protezione civile mi ha detto di tornare il giorno successivo. I gruppi (tra cui quello di mio cognato Roberto) erano partiti al mattino. Non sapendo che fare (con gli stivali e la pala condominiale in mano) a un certo punto vedo tre ragazzi che partono con un secchio in mano (la dotazione della Protezione civile, guanti e prodotti per la pulizia). Li inseguo e chiedo se posso andare con loro.
Salgo sulla loro auto e mi presento. Siamo un impiegato (io) due operai e un capo cameriere. Loro conoscono la zona.
Col badile fuori dal finestrino partiamo e dopo aver girato un po’ siamo capitati in via Trecase.
C’è una fila di macchine parcheggiate e la strada finisce in un lago. Ci incamminiamo verso un ragazzo della Protezione civile che ci suggerisce di chiedere ai proprietari se hanno bisogno di aiuto. Le pompe svuotano le cantine, i mobili, le scarpe e tutto quel che è appoggiato sulla ringhiera delle case.
Al terzo tentativo una signora anziana ci chiede di entrare e un altro ci indica diverse cataste di legna sparpagliate per terra. “Volete aiutarci, abbiamo bisogno di tutto, la legna serve per la stufa e si deve asciugare…”.
Non ho mai sudato tanto. Ho messo i guanti spaventato dal capo cameriere che parlava di fogne e rifiuti tossici mescolati al fango. Un chiodo mi ha perforato lo stivale (sul tacco per fortuna, altrimenti avrei concluso la mia esperienza da volontario al Pronto soccorso) e un pezzo di legno mi è caduto sul piede, fortunatamente senza troppo danno.
Eravamo un microcosmo di umanità “samaritana”. Per me è stata un po’ di ginnastica ma per loro tre, che si spaccano la schiena già tutto il giorno sul lavoro, è stato veramente un sacrificio.
Quando è arrivata, la moglie del padrone di casa ci ha portato dell’aranciata e ci ha spiegato che la notte della piena erano riusciti a salvare gli animali (tre cavalli e i cani) ma non la capretta che giaceva morta nella stalla, a fianco della quale stavamo lavorando.
Salgo sulla loro auto e mi presento. Siamo un impiegato (io) due operai e un capo cameriere. Loro conoscono la zona.
Col badile fuori dal finestrino partiamo e dopo aver girato un po’ siamo capitati in via Trecase.
C’è una fila di macchine parcheggiate e la strada finisce in un lago. Ci incamminiamo verso un ragazzo della Protezione civile che ci suggerisce di chiedere ai proprietari se hanno bisogno di aiuto. Le pompe svuotano le cantine, i mobili, le scarpe e tutto quel che è appoggiato sulla ringhiera delle case.
Al terzo tentativo una signora anziana ci chiede di entrare e un altro ci indica diverse cataste di legna sparpagliate per terra. “Volete aiutarci, abbiamo bisogno di tutto, la legna serve per la stufa e si deve asciugare…”.
Non ho mai sudato tanto. Ho messo i guanti spaventato dal capo cameriere che parlava di fogne e rifiuti tossici mescolati al fango. Un chiodo mi ha perforato lo stivale (sul tacco per fortuna, altrimenti avrei concluso la mia esperienza da volontario al Pronto soccorso) e un pezzo di legno mi è caduto sul piede, fortunatamente senza troppo danno.
Eravamo un microcosmo di umanità “samaritana”. Per me è stata un po’ di ginnastica ma per loro tre, che si spaccano la schiena già tutto il giorno sul lavoro, è stato veramente un sacrificio.
Quando è arrivata, la moglie del padrone di casa ci ha portato dell’aranciata e ci ha spiegato che la notte della piena erano riusciti a salvare gli animali (tre cavalli e i cani) ma non la capretta che giaceva morta nella stalla, a fianco della quale stavamo lavorando.
QUANDO l’acqua ha iniziato a salire la donna ha abbandonato la capra con un asse su una balla di fieno sperando che si salvasse da sola ed è andata a portare in salvo i due suoceri che avevano già 10 centimetri d’acqua in casa. La sua abitazione, diversamente da quella dei suoceri, aveva un primo piano che non è stato raggiunto dall’acqua. Sul muro si vedeva invece il segno del livello raggiunto dall’acqua/fango a circa 170 centimetri dal suolo.
Il marito è tornato quasi a nuoto dalla sua famiglia col carica batterie per il cellulare sopra la testa, quasi assiderato.
Hanno passato la notte della piena in casa con una provvidenziale stufa a legna, senza luce né viveri.
“E noi siamo stati fortunati”, ci dice: “C’è chi ha perso tutto” e ci racconta la storia del vicino che posa piastrelle. Almeno loro hanno salvato quasi tutti gli animali.
Non so come abbiamo sistemato tutta la legna, ma ci siamo riusciti. È quasi buio. Ci salutiamo, vorrei confortarli in qualche modo, ma mi rendo conto che le mie braccia sono state più efficaci di molte parole. Forse è stato più importante esserci di quel poco che ho potuto fare.
Il marito è tornato quasi a nuoto dalla sua famiglia col carica batterie per il cellulare sopra la testa, quasi assiderato.
Hanno passato la notte della piena in casa con una provvidenziale stufa a legna, senza luce né viveri.
“E noi siamo stati fortunati”, ci dice: “C’è chi ha perso tutto” e ci racconta la storia del vicino che posa piastrelle. Almeno loro hanno salvato quasi tutti gli animali.
Non so come abbiamo sistemato tutta la legna, ma ci siamo riusciti. È quasi buio. Ci salutiamo, vorrei confortarli in qualche modo, ma mi rendo conto che le mie braccia sono state più efficaci di molte parole. Forse è stato più importante esserci di quel poco che ho potuto fare.
NON dimenticherò mai quelle facce e quelle mani. Dopo tanta rabbia il marito della signora dice: “Viva Gesù”. Non è più tempo di imprecare, ma di darsi da fare. Che bella gente, che bella esperienza!
Penso che per i ragazzi (ho visto un gruppo di scout) questa esperienza valga molto più di tante parole “educative”.
Mi accorgo, ritornando alla mia macchina, che sono infangato fino ai capelli. Nonostante la stanchezza alla fine mi sentivo leggero.
Penso che per i ragazzi (ho visto un gruppo di scout) questa esperienza valga molto più di tante parole “educative”.
Mi accorgo, ritornando alla mia macchina, che sono infangato fino ai capelli. Nonostante la stanchezza alla fine mi sentivo leggero.
Andrea
da il Fatto Quotidiano del 12 novembre 2010


